Non è facile la strada che i Sepia Dreamer hanno scelto… questi due artisti, Jonas Wrenninge e Sam Brokenshaw (per l’occasione aiutati da Leon Macey alla batteria), non solo vivono distanti, ma hanno pure voluto creare un disco strumentale di 44 minuti composto da soli 4 pezzi. Un’apertura di un paio di minuti, un’esposizione di un quarto d’ora, uno sviluppo che sta sui 19 minuti ed una chiusura di 7 minuti e mezzo abbondanti: questa è la struttura di “The Sublime”. La musica contenuta è una miscela molto atmosferica di prog e gothic/doom dalle tendenze sperimentali e dai forti connotati sinfonici, costellata da momenti più energici e pesanti (l’elemento centrale è comunque l’atmosfera inquieta ricreata). L’opera è ispirata ai lavori di J.M.W. Turner, in particolare a “The Slave Ship” e tratta della bellezza maestosa e terribile allo stesso tempo della Natura. “The Sublime” è quindi un lavoro molto particolare ed il rischio in questi casi è di creare un qualcosa di vanamente pretenzioso, i Sepia Dreamer sono tuttavia riusciti a realizzare un disco abbastanza interessante. Certo, i cali di ispirazione ci sono (soprattutto nei momenti più movimentati e meno atmosferici) e la produzione non è sempre adeguata, tuttavia per buona parte del tempo l’attenzione rimane viva e l’ascolto tutto sommato riesce a “prendere”, cosa non scontata.

“The Sublime” risulta quindi un esperimento coraggioso ed interessante, già pienamente sufficiente e promettente per il futuro, seppur ancora bisognoso di maturazione (soprattutto bisogna cercare di rendere il tutto ancora più “fluido”). Mi attendo buone cose in futuro dai Sepia Dreamer, anche se la loro crescita non sarà semplice, visto il difficile cammino che hanno scelto di intraprendere. Nel frattempo il loro attuale lavoro è già una bella sorpresa.

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