Non avevo mai sentito parlato di Steve Senes prima d\’ora, e devo dire che è un vero peccato. Il biondo chitarrista ha passato gli anni a suonare in svariati gruppi, non so quanto stabilmente o se come session, passandosi tutti i genere musicali che si possano conoscere. Intendo veramente tutti, dal pop, al rock, al metal, in tutte le loro sfacettature.
Se le informazioni che ho reperito (purtroppo non c\’era una biografia allegata al cd) su internet, nel suo sito, piuttosto scarno in merito, questo dovrebbe essere il suo primo album da solista. E che album, signore e signori, metallari incalliti, rockettari, ascoltatori di musica pop, latino americana, elettronica.

Perchè continuo ad alencare tutti questi generi musicali e varianti? Perchè il buon Senes ci regala una quasi ora di assoluta versatilità stilistica e musicale, in cui dimostra sì tutta la sua destrezza con la sei corde, ma anche tutto il suo amore per la musica. Musica intesa come unica entità, fatta di variazioni care a Satriani, Vai, Van Halen, Bettencourt, Malmsteen, Gilbert, Becker come anche ai chitarristi di musica latino americana, folk, e a un\’infinità di generi diversi.
Il tutto è condito da un sottofondo di musica elettronica, campionamenti vari, in un mix perfetto e sorprendentemente efficace che non cala mai per tutta la durata del disco. Senes è riuscito a miscelare l\’elettronica e i riff metal-rock che non erano riusciti appieno a Satriani in Engines Of Creation. La vera bellezza di dE-evolution oF thEory risiede quindi proprio nel rendere partecipe e consapevole l\’ascoltatore che la musica è una sola, indipendentemente dal genere che si suona o piaccia al singolo. Non è meglio il metal rispetto il pop, l\’elettronica rispetto il latino americano, o la classica, o il neoclassico, o il jazz. Perchè regalare un genere in un confine: questo sembra essere il senso di questo album, de-evolvere la teoria. E Senes c\’è riuscito magistralmente.

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