Questi Second Shadow sono la palese conferma che il panorama underground italico non ha nulla da invidiare, dal punto di vista qualitativo, a quello degli altri paesi europei. Senza nè voler sminuire il sufficiente ma scialbo contenuto di “Line Up [Execution Style]”, nè voler generalizzare: da una band scelta da Green Carnation e Trail Of Tears in persona per aprire i propri show chiunque si aspetterebbe di più data l’agguerrita concorrenza norvegese. Il dischetto, nonostante l’orrenda copertina, si presenta confezionato in maniera assolutamente professionale, come poche volte accade in lavori di questo tipo, includendo, tra una laccatura e un’altra, perfino il videoclip (poco fantasioso ma ben girato) dell’opener. L’impressione che a questi ragazzi piaccia dare un aspetto da grandi platee al proprio prodotto diventa una certezza quando parte il riff di “Torture” da cui emerge immediatamente la produzione cristallina ottenuta presso i Jailhouse Studio (Green Carnation, In The Woods). Fin qui tutto bene ma, fortunatamente, il giudizio sulla musica non si ferma ad un ambito ottico e, sebbene non si discuta un certo talento dei Second Shadow nel proporre violenza a tonnellate, dalle sei composizioni offerte non emerge granchè di esaltante. La mistura di death e black, alquanto inoffensiva, che si protrae per i circa venticinque minuti di durata del disco, nella sua onestà e piacevole naturalezza, dà un assillante senso di continuità forzata tra le tracce che le rende prevedibili e monotone. Distorsioni ripetute in loop e brani strutturalmente anonimi e stereotipati non sono un buon viatico per impressionare in larga scala come sembra nelle intenzioni dei Second Shadow: per raggiungere la Pure Norwegian Aggression ostentata dalla band urge qualche ritocco.

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