L’ennesima replica di un film già visto. E’ questa la sensazione dettata dal debutto su Black Lotus dei Searing I il cui contenuto, agendo in maniera pigra, generalista ma maledettamente calzante, potrebbe essere comodamente descritto con l’accostamento di tre paroline magiche: thrash, death e Svezia. Un trinomio sempre più ricorrente nelle spiegazioni legate alla scena estrema, prima scandinava e poi mondiale, e la cui ricorrenza rischia di mascherare sul nascere le indubbie qualità di lavori potenzialmente godibili come quello dei Searing I.

Nelle quattordici composizioni raccolte in “BloodShred” il quintetto svedese ha scelto di racchiudere l’anima meno corrotta e più dura del genere in questione. Niente refrain studiati a tavolino, nessun riferimento a clichè metalcore nè strappalacrime ritornelli in clean vocals. I riferimenti, non sempre mascherati a dovere, che vengono sollevati dai potenti brani e che offrono ottime coordinate sulle sensazioni offerte dall’opera, sono dunque da ricercare (guarda un pò) in formazioni come At The Gates e The Haunted su tutte. Pur non volendo parlare di lavoro clone nè di influenze eccessivamente invasive, i richiami pesano su un disco che, con una genuinità compositiva un pò più marcata e qualche accorgimento aggiunto a livello di versatilità vocale, sarebbe potuto rivelarsi molto più interessante. Pur mostrando qualche cenno di cedimento in fondo alla tracklist, infatti, nessun brano regala spiacevoli sapori di scontatezza o tediosità: dotati di buon feeling, compatti, tirati e strutturalmente omogenei, i pezzi mostrano un buon feeling ed un modus operandi già ben consolidato nonostante l’esordio.

Riff sempre tirati accompagnati dal retrogusto di acide melodie, sezione ritmica precisa ed assassina, produzione perfetta e growl basso ma abrasivo: tutto ciò che i malati del genere desiderano, tutto come da programma, tutto troppo spiacevolmente privo di sorprese.

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