Tra le prime immagini che ho in mente di un concerto heavy metal da bambino ricordo nitidamente uno spezzone in cui dietro il singer compariva una enorme aquila infuocata. Sono loro, i Saxon, band storica dell’Heavy, pronti a dimostrare a tutti che in questo genere di musica a volte pare che le band abbiano trovato la fonte dell’eterna giovinezza. Festeggiano con questo CD i trent’anni di carriera i sassoni guidati dal buon Biff Byford, e lo fanno nel modo migliore, con un album di metal classico cristallino e nitido, senza tanti fronzoli, suonato con perizia e precisione da una band compatta più che mai. “Battalions of Steel” ci fa subito capire che di innovarsi i nostri non ne hanno proprio voglia: stessa energia, stessa voce, stessi riff compatti e taglienti di sempre. Canzone splendida che diventerà un classico della loro lunghissima discografia, dal ritornello orecchiabile e metabolizzabile già dal primo ascolto, con lo svolgimento classico del buon brano heavy metal: partenza serrata, ritornello, assolo di altissima classe di chitarre che si sovrappongono rubandosi la scena a vicenda e conclusione.
Si tira un po’ il fiato (ed è proprio questo momento insieme a pochissimi altri a far scendere un po’ la tensione che fa letteralmente cantare a squrciagola quasi tutti gli altri brani già dopo pochi passaggi nello stereo) con la seguente “Live To Rock”, song quasi hard rock, dal ritornello con coro abbastanza scontato.
L’adrenalina poi sale nuovamente su Demon Sweeney Todd, quando dopo un cantato quasi a cappella arriva il riff lancinante del duo Quinn-Scarratt, su cui viaggia felicemente la voce di Biff, uguale da trent’anni a questa parte… Velocissimo, questo brano ci propone un combo in forma strepitosa, lasciando in questo caso più che mai spazio alle chitarre di sfogarsi in intrecci ottimi e articolati. I cinquanta secondi scarsi di “The Letter” ci fanno riprendere fiato prima che la splandida “Valley of The King” ci riporti in un sogno fatto di velocità e energia… Delirio dal vivo assicurato, con ritornello che prende il cuore e obbliga a cantare. In un continuo gioco di alternanza tra canzoni più tirate e song meno intense “Slow Lane Blues” è ottima soprattutto per prepararci alla solida “Crime Of Passion”. Scorrono così tutte le 13 canzoni di questo album, piacevoli (ancora una menzione per la diretta Come Rock Of Ages, che precede un brano conclusivo acustico stile country decisamente atipico), a tratti realmente epiche, mai scontate e noiose., donandoci una splendida ora di musica di altissima qualità, in cui la calda e graffiante voce di un singer come ce ne sono pochi in giro ci guida nell’universo metal più puro, regalandoci un disco che è di buon auspicio per il futuro sotto tantissimi punti di vista: prima di tutto perchè ci conferma che dopo un paio di album sotto la media i Saxon sono tornati i grandi di sempre, poi perchè se il 2009 comincia così dobbiamo aspettarci grandi cose per il prosieguo dell’anno!

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