Pubblicato nel 2011
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Un pò di tempo fa, nel mezzo di una chiaccherata notturna in modalità social network, un amico mi chiese di suggerirgli un gruppo della NWOBHM da consigliare. Un gruppo diverso dai soliti, qualcosa di mai sentito, disse. Fu quasi naturale per me tirare fuori il nome dei Saracen, anche se mi sono sempre chiesto perchéquesta straordinaria band venisse associata da sempre al movimento: fatta eccezione per la provenienza e il periodo di riferimento, i punti di contatto si esauriscono. Con la NWOBHM i Saracen non c’entrano proprio un tubo, eppure è proprio grazie alla NWOBHM che il sottoscritto li ha scoperti, spulciando fra gli scaffali e le chiacchere degli intenditori. Se NWOBHM è sinonimo di grande musica, semplicemente dimenticata o ignorata dal grande pubblico, allora i Saracen ne sono i capostipiti. Da sempre definiti come un incrocio fra gli Uriah Heep e il metal inglese, i Saracen possono essere considerati i precursori di certo epic drammatico, caratterizzato da vocals solenni ed evocative, improvvisi break strumentali e un mood complessivo piuttosto malinconico. “Heroes, Saints & Fools”, il loro debut targato 1979 è un disco che si ascolta e si ricorda ancora oggi con piacere. I Saracen sono capaci di tirare fuori atmosfere d’altri tempi, musica che definirei da brughiere inglesi, malinconica e carica di tensione. Oppure, come nel caso del precedente “Vox in Excelso”, un concept di sfavillante epicità al passo coi tempi. Cinque anni dopo la band inglese spiazza ogni possibile pronostico con una scelta artistica quanto mai bizzarra, dando vita ad un vero e proprio tributo alla cultura pop. Quella Marilyn che campeggia il disco e che sembra quasi stonare affiancata al monicker di un gruppo metal beh, si riferisce proprio lei, l’icona cinematografica per antonomasia, ovvero Norma Jean Baker in arte Marilyn Monroe. Il distacco dalle tematiche templari di “Vox In Excelso” (2006) è notevole e non si limita a questo. Questa volta la band decide di spiazzare anche musicalmente. Dimenticate per un attimo le atmosfere eroiche di “Heroes, Saints & Fools”: “Marilyn” è una splendida opera rock, elegantemente arricchita di arrangiamenti che vanno dal pop al metal, dal blues al jazz. La degna cornice sonora di una storia popolare e drammatica come quella della bionda Marylin, splendidamente raccontata da special guest di tutto rispetto quali Steve Overland degli inglesi FM e soprattutto, Robin Beck, ex reginetta del rock americano anni ’80 (nonché moglie di James Christian, vocalist degli House Of Lords), autrice di una performance strepitosa in un paio di ballads dal sapore blues e nella traccia finale che riprende il tema dell’opera. In mezzo ci sono un sacco di brani come dicevo, di forte matrice rock classico e che solo in rare occasioni si concede a sonorità più convenzionali per la band inglese: tutto il resto è uno splendido compendio di rock sinfonico incastrato fra le splendide melodie di sax ad opera di Snake Davis (Eurythmics, Tom Jones) e le armoniose melodie dei numerosi ospiti , inclusa la pop star norvegese Issa anche lei degna di nota. Onore ai Saracen per l’ecletticità e il coraggio, onore a chi rompe schemi, pregiudizi e steccati e, non ultimo, riesce a confezionare un grande disco. Quante band cosidette “true” sarebbero capaci di un’operazione del genere?

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