Cavalcando la pesante onda dominata dai Trivium e con l’influente appoggio dello stesso Matt Heafy in persona, i Sanctity giungono all’esordio su Roadrunner tra invidie, antipatie ed un ben preponderante fattore C. E le qualità? Ad ascoltare questo ‘Road To Bloodshed’ non sembra abbiano recitato parte marginale nella veloce ascesa della giovane band per cui la potente etichetta statunitense sembra aver investito non poco.

Trivium, si diceva: un accostamento inevitabile, dovuto anche a ragioni extramusicali, per i quattro debuttanti che, se da un lato possono godere di un effetto calamita, dall’altro si trovano a fronteggiare la giustificata diffidenza di chi sente puzza di riciclato. A dispetto di questi ultimi, dopo numerosi ascolti, pur muniti di un forte atteggiamento critico, diviene difficile privare questi musicisti del merito di aver creato un disco indubbiamente fresco e riuscito. Le coordinate musicali su cui viaggia l’opera in questione dovrebbero essere chiare dati i frequenti accostamenti e delle presentazioni una volta tanto calzanti. Il proposito artistico dei ragazzi a stelle e strisce sembra essere quello di insistere su uno stile che tende a modernizzare la lezione dei maestri del thrash statunitense, infarcendolo di refrain melodici, riff cari ad un certo metal classico e riferimenti al thrash svedese. E’ così che, proprio nel momento in cui si pensa al “tutto già visto e tutto già fatto” che MacEachern e soci riescono a sorprendere. Brani godibili e variegati, impostati in maniera intelligente per piacere e farsi ascoltare. Strofe aggressive che fanno palese omaggio ai più recenti Testament, alternate a ritornelli ricorrenti in strutture regolari, furbe e pervase da un gusto per la melodia davvero indovinato. E’ così che i brani assumono una dimensione in cui easy vuol dire esteticamente fluido e dinamico, nonostante la ricorrenza di certi temi che in fondo alla tracklist potrebbero cominciare a stufare. Il riffing, fitto ed ispirato, è sempre ben studiato e concepito per valorizzare le divagazioni di un Jared MacEachern fermo e disinvolto nel passare da puliti in pieno stile metalcore ad un’ugola vicina a quella del più famoso Chuck Billy. Un discorso continuativo, che deve il suo valore a tutti e nessuno grazie alla sua abilità di rubare con classe ed eleganza spacciando per oro ciò che in mano ad altri apparirebbe come la solita solfa. Queste persone hanno il gusto, la personalità e la pesante sfacciataggine di uscire con un disco che sin dal primo secondo si dichiara ruffiano facendo cadere nella propria trappola anche chi ha superato da tempo i dodici anni. Una faccia tosta che è costata gli apprezzamenti ufficiali di Dave Mustaine e che promette di fare faville davanti a chi, senz’altro nè defender, nè cattivone raw, nè conservatore, si sarà fatto conquistare da questi tre quarti d’ora di plastica di qualità.

Sicuramente aiutato da una produzione spettacolare, questo ‘Road To Bloodshed’ è la conferma di come quel “tutto già scritto” di cui sopra possa essere impreziosito se condito da neuroni ed idee giuste. Non inventeranno nulla, non saranno funamboli, non faranno ricredere chi odia certe sonorità, ma questi giovani americani piacciono e mostrano di avere tutte le carte in regola per fare le cose per bene. Rispetto in attesa di conferme.

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