Pubblicato nel 2004

I Safe Haven sono la nuova creatura di Michael Vescera, noto ai più per essere stato cantante dei giapponesi Loudness e per avere siglato con la sua incredibile ugola “The seventh sign” di Malmsteen. Accompagnano Vescera in questa nuova avventura Chris McCarvil (basso) conosciuto per aver suonato con personaggi quali Jeff Scott Soto, Eddie Ojeda (Twisted Sister) e Rob Affuso (Skid Row) mentre completano la formazione Phil Suarez (Soundscape) alla batteria, Eric Riordan e Mike Mongillo, il primo alla chitarra, mentre il secondo con le sue tastiere conferisce un tocco di pomp rock ai pezzi presenti su questo debut.
I Safe Haven ci regalano un disco di rock melodico davvero ben suonato e registrato, tuttavia quest’album nonostante i nomi di rilievo presenti al suo interno non riesce a tenere fede alle attese che immaginavo. Il gruppo, ricerca sonorità che vanno dall’hard rock melodico all’AOR ma alla fine la maggior parte dei pezzi risultano noiosi e stancanti e il disco scorre via senza lasciarmi alcun’emozione. Troviamo grandi brani come l’opener “Do you remember me”, dove il buon Vescera si dimostra essere ancora un cantante eccezionale, e la successiva “In your heart” mentre con la strumentale “I forgot the words” un ispiratissimo Riordan alle chitarre ci prende per mano e finalmente s’inizia a volare accompagnati dal suo lunghissimo solo di chitarra. Peccato però che questa bellissima track sia stato inserita alla fine dell’album.
Stancante dopo un po’ la presenza delle tre ballad: “It could be happen to you” dove Vescera abusa un po’ troppo della sua voce, essendo alla fine fastidioso; segue “Sorry baby” che si trasforma nel lento più scontato che abbia mai sentito da molto tempo a questa parte e si aggiunge a questa lista “Fly me away” che viaggia sulla stessa direzione musicale degli altri lenti. Spezzano un po’ la monotonia di questo debutto pezzi come “Nothin’ like this feeling” dall’andamento molto heavy rock tipico degli anni ottanta e con un ritornello decisamente ruffiano, mentre il riff iniziale di “You’re movin’ on” mi fa sperare in una canzone diversa dalle altre ma alla fine le mie aspettative sono inesorabilmente distrutte.

Contando i nomi presenti all’interno di questo disco speravo in qualcosa di originale e di bello. Purtroppo la voce di Vescera non riesce a convincermi mentre la prova alla chitarra di Riordan è decisamente buona, ma un solo elemento non può decretare il successo di un disco. Speriamo nel prossimo platter, rimandati!

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