Finalmente i Sadist si sono riuniti. La band italiana, autrice di veri e propri capolavori di metal estremo e sperimentale come “Above The Light”, “Tribe” e “Crust”, torna alla carica con una formazione leggermente rimaneggiata ma con lo stesso spirito che l’animava a metà degli anni ’90. Per l’occasione, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il sempre più impegnato Tommy Talamanca, chitarrista e spina dorsale dei vecchi e nuovi Sadist.

Ciao Tommy, finalmente i Sadist sono tornati tra noi.
Vogliamo tutte le ragioni della reunion, please…

Diciamo che negli ultimi anni, in cui tutti noi abbiamo continuato a suonare in svariate band, la mancanza della dimensione SADIST, che per noi era stata quella in cui meglio ci realizzavamo come musicisti, ci era venuta a mancare. Quando poi tutti e quattro ci siamo ritrovati su di un palco, anche se per suonare cose diverse, e ci siamo accorti che il feeling era immutato, abbiamo capito che forse come SADIST avevamo ancora qualcosa da dire…

Nei primi ‘90 avete contribuito alla creazione di un bel pezzo di storia del Technical Death Metal, eppure, nonostante in molti si ricordino di voi, il vostro nome non sempre viene associato a quello di acts come Atheist, Pestilence, Cynic, Death…
Quali sono, secondo te, le ragioni?

Sono tutte band che ho apprezzato e continuo ad apprezzare tutt’ora…reputo “Focus” dei CYNIC la cosa più tecnica fatta in ambito metal, e molti ragazzi che oggi sopravvalutano band come i Dream Theater dovrebbero andare a riscoprire quel disco. Di contro, senza falsa modestia, i SADIST hanno sempre avuto una personalità molto spiccata, nel bene o nel male, che soprattutto sul primo album non era immediatamente ricollegabile al sound di Death ed Atheist.

Peso e Zanna, non c’è stato proprio verso di coinvolgerli nel progetto?
Non né capirei il motivo…i SADIST hanno fatto 4 album, la maggior parte dei quali con Trevor, che non solo a detta mia è uno dei cantanti più carismatici e dotati della scena estrema tricolore. Il discorso batteria è simile, Alessio tecnicamente è un batterista preparatissimo, e chi lo ha sentito suonare nella tribute band agli Slipknot se ne è già accorto, e per una band che punta anche sulla carta della tecnica musicale, la preparazione è fondamentale.

Facciamo mente locale.
Commentiamo un anno come il 1993. Escono, in quel periodo, il vostro “Above The Light”, “Elements” degli Atheist, “Focus” dei Cynic, “Spheres” dei Pestilence, “Individual Thought Patterns” dei Death e, questo, solo per citare i più famosi…
Possiamo considerarlo l’anno della svolta per il genere?

Il nostro album di debutto forse non seguiva in modo così evidente il trend tecnico…noi eravamo più orientati a miscelare diverse atmosfere e a farle convivere in un contesto che comunque subiva massicciamente l’influsso del thrash death classico. La svolta tecnica pura i SADIST l’hanno fatta con “CRUST”, qualche anno dopo…Una considerazione amara: due dischi epocali quali “Focus” e “Spheres” sono stati, dati alla mano, dei discreti buchi nell’acqua, a dimostrazione che spesso la qualità non riesce a primeggiare sul marketing!

Gli altri “indispensabili” del settore che ti senti di consigliare?
Innanzitutto ANNHILATOR, una delle mie passioni giovanili, e poi WATCHTOWER, SADUS e MEKON DELTA…e non dimentichiamo “Destroy Erase Improve” dei MESSHUGGAH, che ha influenzato tutte le nuove leve.

Torniamo ai giorni nostri…
Cosa ti influenza nel comporre? E soprattutto da dove inizi per scrivere del materiale così complesso e ricco di sfumature? Quanto ti ha influenzato un gruppo come i Goblin?

Ascolto musica praticamente tutto il giorno, dal momento che oltre al musicista per vivere faccio anche il tecnico del suono. Spunti compositivi ve ne sono ovunque…alle volte posso partire da un riff di chitarra, altre volte da un groove di batteria o anche semplicemente da un suono…non c’è una regola…sicuramente tutta la musica degli anni 70 è una continua influenza…è incredibile quanta buona musica ancora da scoprire ci arrivi da quegli anni!

Come pensi sia cambiata la scena musicale in questi anni?
La tecnologia sta marchiando pesantemente la musica sotto tutti i punti di vista: compositivo, tecnico, ma anche dal punto di vista del marketing…non si può combattere contro i mulini a vento, ma bisogna trovare un equilibrio…il rischio di farsi prevaricare dalla tecnologia è incombente…a monte vi è un problema culturale, soprattutto qui da noi in Italia, dove spesso la musica, ed ancor più la musica POPolare (rock, pop, metal, etc…) viene relegata sempre più a semplice appendice, o peggio a puro marketing..

Puoi farci qualche anticipazione sul vostro nuovo album?
Dopo gli esperimenti degli ultimissimi tempi, siamo tornati a suonare thrash death tecnico e cervellotico…il nuovo materiale sarà la cosa più tecnica che i SADIST hanno mai realizzato…questa volta abbiamo voluto cagare fuori dal bulacco!

Ancora un passo indietro nella storia…
Quali sono i ricordi che più ti legano ad ogni singolo lavoro?

Above The Light: la prima esperienza “tosta”, per me ed Andy appena diciottenni! L’esperienza più formativa e più importante della mia vita di musicista.

Tribe: Quasi un disco solista, e per questo secondo me quello meno rappresentativo del vero sound della band, anche perché è stato composto ed arrangiato al 95% da me…comunque a tutt’oggi uno dei dischi più amati in un certo filone musicale, anche all’estero…

Crust: Il CAPOLAVORO dei SADIST…il disco di cui vado più orgoglioso, molto apprezzato in Germania, anche se in Italia da alcuni non è stato compreso appieno…sicuramente fino ad oggi il disco più tecnico e violento della band.

Lego : una parentesi forse un po’ sopra le righe, anche se credo che il disco in se non sia male…probabilmente è uscito in un momento ed in un contesto storico sbagliato.

Sono previste delle ristampe o una raccolta di materiale inedito e/o raro?
A Dicembre verrà pubblicata la ristampa di “Above The Light”; intorno alla primavera 2006 “Tribe” e di seguito entreremo in studio per le registrazione del nuovo album, che, salvo imprevisti, dovrebbe uscire nell’autunno del 2006.

Se dovessi convincere qualcuno che non vi conosce ad ascoltare la vostra musica, quale canzone sceglieresti dalla vostra intera discografia? Il motivo?
Se devo indicare un brano rappresentativo del sound SADIST, sicuramente “Christmas Beat”, dall’album “CRUST”: c’è tutto, dall’influenza progressive al thrash, suonato con la tecnica e la convinzione giuste!

Siamo in chiusura…
sapete benissimo che il compito che vi si prospetta non è dei più facili, come state vivendo questo momento?

Il periodo peggiore per noi è passato, ora non dobbiamo dimostrare più niente a nessuno, tranne che a noi stessi…io ed Andy siamo tornati a comporre insieme come non facevamo più da parecchio, e il risultato ci sta entusiasmando tutti.

E’ stato annunciato un vostro ritorno alle sonorità di “Above The Light” e “Tribe”, quanto c’è di vero in questa affermazione?
Stilisticamente il nuovo materiale è molto cupo e dark, ecco perché il paragone con “Above The Light”, ma è riemersa la matrice thrash di “Tribe”….sicuramente sperimenteremo a livello di suoni e complessità ritmica, ma la matrice sarà spiccatamente thrash.

Ci sono delle date già fissate per poter vedere all’opera i “nuovi” Sadist?
Ci abbiamo riflettuto parecchio, e dal momento che tutti noi siamo attualmente impegnati in almeno 4 progetti musicali paralleli, preferiamo attendere l’uscita del nuovo album prima di riprendere a suonare live, anche perché il materiale nuovo è talmente impegnativo che avremo bisogno di rodare parecchio in sala…

A te l’ultima parola…
L’affetto che ci è piovuto addosso negli ultimi anni ci ha ritemprato… ora ci sentiamo in debito nei confronti di chi non ha smesso di provare nei nostri confronti stima e rispetto, ed abbiamo intenzione di dare a queste persone il miglior disco possibile, sotto tutti i punti di vista!

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