Sentivamo un pò la mancanza dei Sacred Steel, gruppo che ha sempre diviso fans e critica; chi li ritiene gli alfieri della causa del true metal, chi li accusa di eccessivo immobilismo sonoro, incapaci di qualsiasi evoluzione e per questo motivo relegati allo status di cult band. Fatto sta che Gerrit & Co. hanno fatto della coerenza la propria forza, seguendo la propria strada fregandosene dei trend seppur con risultati altalenanti; ed ecco che a due anni di distanza dal precedente, e ottimo “Iron Blessing”, la band ritorna in carreggiata con il nuovo “Hammer Of Destruction”, e già dal titolo sapete a cosa andate incontro: 48 minuti di puro ed incontaminato heavy metal, che strizza l’occhio al power/speed americano, ricco di cavalcate epiche ( Cirith Ungol e Omen su tutti ) ad appannaggio delle atmosfere oscure e doomy presenti nel disco precedente. Ritmiche serrate, potente wall of sound, assoli efficaci, cavalcate epiche ed un Gerrit Mutz che non sarà Bruce Dickinson o Rob Halford, ma molto espressivo e versatile nonchè a suo agio nel cantare tutta la sua devozione alla musica più bella del mondo. Insomma nulla di nuovo all’orizzonte, ma con tutti i requisiti che la scuola heavy metal richiede. Ripeto, non ci troviamo di fronte a chissà quale capolavoro, ma un lavoro così potente e genuino non esce tutti i giorni, quanno ce vò ce vò!!!
E poi diciamola tutta, se si continua a supportare bands come Iron Maiden ed AC/DC (tanto per citare un paio di nomi altisonanti) che propongono la solita cosa da anni e anni, perché non concedere anche a gruppi come i Sacred Steel la stessa possibilità?
Almeno loro credono in quello che fanno. Aggiungete pure un mezzo voto.

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