Pubblicato nel 2004
www.runemagick.se

Gruppo strano i Runemagick. Partiti da una base death di vecchio stampo, evolutisi nei meandri del doom, sono uno dei gruppi piu prolifici che mi sia capitato di vedere in ambito estremo. Arrivati al debutto discografico nel 1998, in soli sei anni hanno pubblicato ben otto album, due split, e un live album + dvd. Tutti lavori di buona qualità, chi piu’ chi meno, e “On funeral wings” non è escluso.
Il nuovo lavoro si presenta alla lunga come uno degli album piu riusciti: marcio, pesante e cattivo nella miglior maniera possibile. Ben 13 tracce, 11 se togliamo i due intermezzi, tutte di ottima fattura, prodotte bene, e ben suonate.

Il disco si apre con “Monolithic Death”, strumentale d’ingresso, atmosferica e cupa attaccata alla seconda traccia “Rise of the 2nd moon”, litania nera, opprimente, malvagia, cantata in maniera straziante da Nickas. Terza traccia per la title-track “On funeral wings”: un apertura quasi da accelerazione, che viene subito spezzata da un rallentamento quasi sludge, per protrarsi su una ritmica death rallentatissima coadiuvata dal cantato, straziato e marziale.
C’è spazio ora per un lentone, i nove minuti di Dragon Of Doom, il cui titolo da gia un ampia idea di cosa ci presenta il brano: riff al limite della lentezza, stacchi, riprese, tutto congeniato nel giusto ordine. Breve stacco con “Hyperion” e si passa alla strumentale “Ocean Demon”, dai toni molto classic doom. “Emperor of the Underworld” è un’altra canzone cupa e violenta, che attinge piu dal versante death che dal doom, veloce a tratti alternata a parti cadenzate.
Seconda introduzione, “Trifid Nebula”, ed fa il suo ingresso “The doomsday scythe”, dallo stile molto seventies, che ricorda vagamente i Black Sabbath del periodo Ozzy. “Riders of Entime” porta ancora in mostra la vena death del gruppo, con un brano ritmato dai tempi sostenuti (ma non troppo). Per un omogeneità di stili la successiva “In a darkened tomb” è un altro strumentale di ben 8 minuti, completamente musicale se nn fosse per qualche verso ogni tanto, azzeccati per dare un tocco di atmosfera al brano.
Penultimo in ordine di lista “Black Star Abyss”, brano quasi ambient, che riporta in mente i cieli plumbei del nord, dal pathos oscuro e “abissale”. Chiude il disco “Wizard with magick runes” brano molto stoner, che richiama alla memoria i Cathedral del periodo “caravan beyond redemption”.

Terzetto coi fiocchi i Runemagick, che nonostante la prolificità, non cadono in un’uscita flaccida, come potrebbe far tradire un eccessiva produttività musicale. Un must-have per i fan del genere, e un buon disco per tutti gli altri.

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