Con una prolificità parente stretta di un atteggiamento frettoloso tornano sulle scene i Runemagick, una band da sempre fedele al proprio stile e dalla quale appare utopistico aspettarsi novità. A conferma di ciò arriva ‘Invocation Of Magick’, nona prova in studio del longevo terzetto svedese.

Senza scontentare i propri fans, nè tentando di acquistarne di nuovi, questi cupi musicisti piazzano l’ennesima prova onesta, registrata e senza sbavature. Senza spostare il proprio riconoscibile DNA, gli otto pezzi qui suonati tendono ad enfatizzare la componente di un doom ai limiti del funeral, a scapito dell’aggressività ben testimoniata in passato. Pezzi lunghi, che spesso superano i dieci minuti, e che sono giocati su quelle iterazioni di riff pesanti ed affannosi che rappresentano il genere in questione. Chitarre pesantissime e fangose, che si attaccano addosso all’ascoltatore dal primo all’ultimo minuto in maniera affannosa e volutamente ripetitiva. Le atmosfere vengono, così, ad essere la trave portante di un disco giocato sulla pachidermica strumentalità: lenta, plumbea e maledettamente densa. In questo marasma di negatività, tra una cappa di riff e qualche leggero spiraglio offerto dai sottili break melodici, il monolitico growl di Nicklas Rudolfsson viene ad essere un mero contorno che conferma l’estremizzazione dell’anima nera di una band dalla quale questo è l’unico cambiamento attendibile. Una pista lunga e dolorosa che porta alla fine con una produzione perfetta e con qualche incidente di percorso dovuta a mancanza d’orientamento della band che viene ad incantarsi in giri inutili e di troppo.

Tirando le somme, questo ‘Invocation Of Magick’ viene ad essere un disco sempre lontano dal capolavoro ma al contempo dotato di un fascino proprio. Quell’incantesimo oscuro ricercato dai pochi individui a cui l’album, senza veli, si rivolge tentando ancora una volta di alimentare la fiamma di una carriera, seppur non sempre condivisibile, certamente da rispettare. Ancora una volta for fanatics only.

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