Alzi la mano chi, seguace convinto come me del “noio volevan savuar l’indiriss”, ha subito tradotto maccheronicamente il nome del gruppo e c’ha pure scherzato sopra… siamo parecchi vedo… Pensando al passato del gruppo la cosa era per giunta alquanto divertente: da un lato la definizione di “chi adotta un atteggiamento smaccatamente servile, adulatorio e sottomesso al fine di ottenere vantaggi” (cfr. De Mauro-Paravia) e dall’altro un gruppo che dopo ventitrè anni incide il debutto discografico e che finora, escludendo i più canuti, poteva venir menzionato solo parlando del loro primo frontman, il leggendario Carl Albert di “Vicious Rumors-iana” fama.

Riesumati, dopo quindici anni di assoluto assenza dalle scene, per il Bang Your Head del 2004 e dopo un ulteriore mini tour europeo di otto date, i californiani Ruffians (per la cronaca “teppisti”, “mascalzoni” e simili) giungono alla tanto agognata prima opera discografica su lunga durata. Ci si attenderebbe quindi un disco carico e intenso, di quelli che vogliono spaccare il mondo e dimostrare quanto la sorte avversa abbia privato tutti noi di un gruppo valido perlomeno quanto i più fortunati contemporanei, ma così purtroppo non è.

Fedelissimi allo stile tipicamente americano (quello che per intenderci riunisce sotto le sue ali gruppi come i primi Savatage, i Riot, gli Obsession etc etc) i Nostri si lanciano in undici tracce granitiche, ora più spedite ora più cadenzate, arricchite da riff e soli di buona fattura, che non hanno tuttavia la capacità di farci sussultare sulla sedia nè, eccezion fatta per “Live By The Sword”, convincerci mai completamente. Prescindendo dal sound datato, fattore che personalmente conta quanto il due a briscola, le composizioni si rivelano in sostanza poco brillanti e non si diversificano più di tanto le une dalle altre, appiattendo quindi il disco verso il classico giudizio che si sintetizza nell’espressione “senza infamia e senza lode” o, se preferite, “solo per fan del genere”. Peccato.

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