Pubblicato nel 1989
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Cos’hanno in comune la Grecia e la Norvegia? Una calda ed emotiva, l’altra gelida in tutti i sensi. Hanno in comune una fortissima mitologia. Una folta schiera di divinità dell’Olimpo si contrappone allo schieramento vichingo del Valhalla. Una pletora di figure molto simili all’uomo ma sovraumane e potenti, legate a storie che permangono nelle tradizioni e nella cultura della gente. Che sia questa la spiegazione dell’esistenza del black metal migliore e più antico proprio in Norvegia e in Grecia? Forse. Di certo la mitologia non ha aiutato il radicarsi del Cristianesimo, poco condiviso in Norvegia (di fatto il 95% della popolazione oggi è protestante e non cattolica) e forse non del tutto assorbito nemmeno in Grecia, orgogliosa dei propri filosofi e dell’individualismo di una mente umana capace di grandi cose….
Fatto sta che alla fine degli anni ’80 il fenomeno del black metal stava sorgendo sia in Norvegia sia, in maniera più inosservata, in Grecia. E Satanas Tedeum è il primo EP di una band formatasi nel 1987, anticipando talenti come Immortal, Emperor e Dimmu Borgir.
La storia dei Rotting Christ inizia appunto con questo Tedeum, inno di lode a….Satana, figura spesso utilizzata più in maniera astratta e simbolica che teista. Siamo nel 1989 e la produzione è pessima, ma riesce comunque a trasferire un suono molto corposo. Nel brodo primordiale ci sono già tutti gli elementi costitutivi del genere black: la ritmica cadenzata e funerea, il beat veloce, il growl, le sonorità a tratti orientaleggianti. Tutti. Ed è il motivo per cui Satanas Tedeum è un lavoro unico e meritevole del riconoscimento ottenuto nel 1994, quando è stato rimasterizzato su CD ad opera della Unisound Records.
Sono cinque tracce, la prima subito accattivante ed alfiere di un primissimo black metal veloce e primitivo, con batteria molto essenziale e tecnicamente cruda. La batteria non accelererà mai tantissimo, né raggiungerà i complessi livelli dei successivi creatori del blast beat; rimarrà piuttosto semplice. Siamo ancora vicini al death metal, ma la lenta Feast of the Grand Whore introduce pomposità rituali ed orgiastiche. Il livello tecnico aumenta. Tutte e cinque le composizioni sono nere gemme, squisitamente tetre. La voce di Sakis è putrescente e pregna di oscura malvagità. Una particolarità di The Sixth Communion: i testi sono legati all’occulto e inerenti alla vita privata di Sakis, e a quanto pare ne è stata vietata la riproduzione scritta.
Tutto questo per esortare voi amanti del black a rispolverare o scoprire questo disco, embrione del futuro di una grandissima band ancora oggi fedele al suo sound anche se più melodica di allora….
Satanas Tedeum, dalla Grecia i giovanissimi Rotting Christ: un “innocente” assaggio di un imminente stravolgimento epocale.

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