Quello che segue e’ il resoconto di uno scambio di idee con i Room
with a View, autori del bellissimo “First Year Departure”. Come potrete
leggere da questa intervista, con Francesco Grasso, sono venute fuori molte cose interessanti, ma prima di iniziare voglio ringraziare il gruppo per la
disponibilita’, oltre che per la loro musica…

Innanzitutto complimenti davvero per il vostro bellissimo album!! Le mie impressioni sul vostro lavoro sono nella recensione che ho scritto, volete dirci voi qualcosa su “First year departure” ?
E’ un disco di rottura, col quale ci siamo voluti mettere in gioco come musicisti, dopo che col Promo, che avevamo registrato due anni fa a nome Black Thorns Lodge, avevamo sì raccolto numerosi consensi presso pubblico e critica, ma contemporaneamente ci eravamo creati la scomoda fama di band-clone dei Katatonia.
“First Year Departure” ha avuto un parto travagliato: paradossalmente abbiamo avuto pochissimo tempo per scrivere i pezzi, e moltissimo abbiamo improvvisato in studio. Ciò che effettivamente il disco ha guadagnato da tutto ciò è stata la più totale spontaneità nella composizione. Diciamo che ci è mancato il tempo per poter contaminare la musica con meccanismi razionali.

Come vi e’ venuto in mente di caratterizzare il vostro sound con un’atmosfera cosi’ “antica” ? E’ stata una scelta ben precisa oppure il tutto e’ avvenuto spontaneamente ?
Di scelte fatte a tavolino in “First Year Departure” non ve n’è ombra; mi piace ripetere nelle interviste che, se avessimo voluto scrivere qualcosa con l’intento di far soldi, avremmo dovuto rivolgerci verso tutt’altro tipo di musica…
Qest’atmosfera così “antica”, come tu la chiami, nasce invece in maniera assolutamente spontanea dalla profonda fascinazione che abbiamo nei confronti dell’Europa fin-de-siecle, decadentemente aristocratica, sofisticata, sottilmente ambigua come l’immagine distorta del mondo riflessa in una coppa di champagne…

Siete soddisfatti di come suona il disco oppure cambiereste qualcosa ? Io penso che sia un lavoro molto riuscito, anche se trovo che in certe parti la tromba (che in genere pero’ arricchisce tantissimo i vostri pezzi) e soprattutto la fisarmonica siano un po’ troppo “caricate”…
In studio si è verificata tutta una sfortunata serie di circostanze che non ci ha permesso di mantenere la serenità necessaria per rendere al massimo. Ne hanno risentito in modo particolare, secondo me, certi arrangiamenti e certe esecuzioni, soprattutto vocali.
C’è inoltre da considerare il fatto che i pezzi di “First Year Departure” non erano mai stati provati in sala nemmeno una volta prima di entrare in studio di registrazione. Questo perchè siamo sempre stati un duo, e non una band vera e propria. Tutti i pezzi sono stati composti a due mani a casa mia da me ed Alessandro, senza aver mai la possibilità di un confronto reale con una sezione ritmica (siamo riusciti a trovare il batterista giusto un mese prima di cominciare le registrazioni, ed il bassista addirittura durante (!?) le registrazioni stesse…).
Credo che se avessimo potuto avere un paio di mesi in più per concentrarci meglio sugli arrangiamenti, il disco ne avrebbe giovato enormemente. Purtroppo avevamo dei tempi da rispettare, e non potevamo sforare neanche di una settimana, per non venire meno all’accordo preso con l’etichetta.
In ogni caso non cerco giustificazioni, posso dirmi comunque soddisfatto del risultato.
Spero che il disco venga apprezzato anche per la sua “temerarietà”.

I pezzi del disco sono tutti molto belli (e non stancano nonostante siano lunghi!), ma “End of season” spicca su tutti gli altri… ci parlate un po’ di questo bellissimo pezzo ? E cos’e’ quella parte recitata che si sente in mezzo, quella del “grida vendetta, sarai vendicato” ?
Ti ringrazio per il complimento. “End of Season” è uno dei due pezzi che abbiamo ripreso dal Promo dei Black Thorns Lodge (l’altro è “Madeleine”, che in passato si chiamava “Hopeless” ed era decisamente irriconoscibile), e proprio tra i pezzi del Promo era quello che più di tutti si distingueva per la forte vena melodica pop-wave. E’ la canzone in assoluto piu’ vecchia tra quelle presenti sul disco: pensa che quei riff li ho buttati giù che ero poco più che un ragazzino… un ragazzino innamorato della dolcezza di certe costruzioni armoniche dell’ 80s-pop e delle glaciali dissonanze di Brave Murder Day dei Katatonia. C’è da dire che quei riff ci hanno portato indubbiamente molta fortuna, se è vero che proprio “End of Season” finì per diventare il “manifesto” dei Black Thorns Lodge e che ancora oggi, in una versione riarrangiata in maniera se vogliamo più “calda” e mediterranea, molti lo ritengono uno dei pezzi migliori di “First Year Departure”.
La parte recitata che compare nello stacco acustico è un tributo che abbiamo voluto fare ad un personaggio da noi amatissimo: Ettore Petrolini. Un macchiettista, un comico-autore, un “fine-dicitore” che proprio nei primi del ‘900 intraprese la carriera di chansonnier nei caffè-concerto, fino ad arrivare a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella storia del Teatro italiano.
In “End of Season” abbiamo inserito una citazione tratta dal suo monologo “Amleto”, la celebre parodia del personaggio shakesperiano che, nel 1911, al suo debutto, fece rischiare a Petrolini l’arresto con l’accusa di “vilipendio alle patrie lettere”!
Petrolini, irridendo le “disgrazie” del principe danese, irride tanto la pochezza del dubbio di un uomo di fronte ai tormenti di una società intera, quanto l’abitudine del teatro tradizionale di rappresentare Amleto come l’eroe irraggiungibile di un conflitto immenso.
Nel contesto dell’operazione di ripescaggio e di riarrangiamento di “End of Season”, ci è sembrato divertente e significativo inserire questa citazione proprio per denunciare la nostra volontà di distaccarci da un certo “manierismo” nell’intendere la malinconia in musica.

A proposito delle parti recitate… da dove provengono tutti gli inserti che ogni tanto fanno capolino tra i brani (come la radio prima di “Madeleine” o l'”ubriaco” in “L’enfant Italie”) ?
Sono un collezionista di vecchi vinili, e piano piano nel corso degli anni mi sono costruito un piccolo archivio di fonti sonore e materiale d’epoca a cui attingere…
Tutte le citazioni che senti su “First Year Departure” hanno un loro valore simbolico ed un preciso significato nel contesto del brano in cui appaiono.
In realtà non amo molto parlarne, perchè credo che, svelando troppo nei dettagli le fonti, si finisca col rovinare in un certo senso la magia della fruizione. Ti posso però dire che a “First Year Departure” hanno partecipato, tra gli altri, il già citato Ettore Petrolini e la indimenticabile Marlene Dietrich…

L’artwork del vostro disco e’ molto bello, purtroppo pero’ ci sono solo alcuni piccoli stralci dei testi… come mai questa scelta ? Personalmente avrei apprezzato molto trovare i testi completi… Giudicate i testi una parte importante di un vostro lavoro ?
Ti ringrazio, mi fa piacere che tu abbia apprezzato l’artwork… personalmente do moltissima importanza alla componente grafico-visuale nel progetto Room with a View, ed è proprio per questo motivo che ho curato personalmente la selezione delle immagini che sono poi andate a comporre il booklet di “First Year Departure”. Ho cercato, se ci hai fatto caso, di abbinare ad ogni pezzo un’immagine che fosse in tema con i rispettivi contenuti lirici delle singole song. Immagini in bianco e nero di un mondo a colori, che oggi non c’è più…
La scelta di non inserire i testi completi (comunque disponibili sul nostro sito ufficiale www.clubepoque.cjb.net) è stata dettata da motivi puramente pratici ed estetici… le full lyrics avrebbero occupato quasi completamente le facciate del booklet, e pochissimo spazio sarebbe rimasto per le illustrazioni. Abbiamo quindi deciso di sacrificare qualche parola per lasciar spazio al potere evocativo delle immagini.
Ciò non significa assolutamente voler sminuire l’importanza dei testi (e te lo dice l’autore principale delle lyrics di “First Year Departure”), anzi… con questo disco per la prima volta mi sono cimentato nella stesura dei testi, e devo dire che ho trovato la cosa estremamente stimolante. Non sono sicuro di esser riuscito a scrivere dei testi eccezionali, ma probabilmente non è neanche quello il mio scopo. Non mi piacciono i gruppi che fantasticano di storie di cappa e spada, o che si lanciano in fantascientifici deliri di invasioni aliene. Né ritengo importante che una canzone esprima il punto di vista del proprio autore sul mondo. E’ un’attitudine che evito e che non mi interessa. Come posso prendere un cantante come una valida coscienza? Perchè dovrebbero interessarmi i suoi turbamenti intimi o i suoi fallimenti amorosi?
Quando scrivo i miei testi, cerco di non usare nè la testa, nè il cuore. Cerco di scriverli col sangue: ricordando sempre che il linguaggio è l’unica cosa veramente mia. Il suono invece finisce inevitabilmente per dipendere da chi suona insieme a te e da tutta una, più o meno fortunata, serie di coincidenze.

Ho letto che prima di incidere il disco avete partecipato ad un concorso e siete risultati tra le band italiane piu’ interessanti. Ci raccontate qualcosa di questa esperienza ?
Probabilmente ti riferisci al sorprendente risultato del Referendum di fine anno indetto da Psycho! presso i suoi lettori, che due anni fa vide noi Black Thorns Lodge classificarci terzi nella categoria “Un nome per il futuro della scena italiana”… Fu un risultato clamoroso, quasi imbarazzante per una band underground con un solo demo all’attivo, senza il supporto di nessun tipo di promozione. Ci ritrovammo, increduli, in mezzo a band ben più blasonate, con anni di attività alle spalle, come Rhapsody, Extrema e Linea77…
Un’iniezione di fiducia incredibile, che ci ha spronati a darci da fare sul serio.

Quali sono i gruppi che piu’ vi piacciono e che ascoltate spesso ? E quelli che invece vi influenzano ?
In questo momento sono soprattutto interessato alla riscoperta di dischi del passato, cose assolutamente insospettabili, tipo vecchi dischi di musica da cabaret degli anni ’30 o musiche tradizionali dell’Est Europeo. Nei miei ascolti sono assolutamente incostante e fondamentalmente curioso. Tantissime sono le band che mi piacciono e che ascolto più o meno spesso, mentre non saprei dirti quali in realtà mi influenzano più delle altre: credo che, a livello inconscio, più o meno tutto ciò che uno ascolta ed apprezza prima o poi esca fuori nel momento della composizione.
In ogni caso due gruppi fondamentali per la mia formazione musicale sono stati senz’altro Depeche Mode e Katatonia.
Che poi oggi io non li ascolti quasi più è un’altro discorso.

Conoscete i film di Federico Fellini ? Alcuni aspetti della vostra musica li trovo molto “felliniani” e penso che il grande regista sarebbe stato incuriosito dai vostri pezzi…
Ovviamente conosciamo Fellini e apprezziamo moltissimo la sua opera… io personalmente dei film di Fellini adoro letteralmente le musiche di Nino Rota, quel suo humour discreto e garbato, che a volte sconfina nella clownerie e altre volte tocca le corde del grottesco e del “burlesque”, e trae elementi di ispirazione indifferentemente dalla canzone melodica degli anni ’30 e dalle marcette circensi, dal musical di Broadway e dall’avanspettacolo nostrano. Questo suo geniale modo di concepire la musica (lo stesso Nino Rota parlava di “misfatti cinematografici, riferendosi alle sue inimitabili colonne sonore) ha ispirato moltissimo la composizione di “First Year Departure”.
Non a caso, nel booklet del cd, appare un fotogramma tratto dal capolavoro felliniano “La strada”…

Come e’ il rapporto con la My Kingdom Music, siete soddisfatti del loro operato ? Trovo molto buone le release di questa etichetta e penso che sia una realta’ italiana interessante per la scena gothic, voi che ne dite ?
Non potremmo essere capitati meglio. Con Francesco Palumbo della My Kingdom c’è un bellissimo rapporto, di stima reciproca e di amicizia.
E poi non potrò mai smettere di ringraziarlo per aver dato fiducia ai Room with a View, nonostante la nostra volontà di registrare un debut album su coordinate musicali lontanissime da quelle per le quali pubblico, critica e lui stesso ci avevano conosciuto.

Scrivendo per una webzine non posso trattenermi dal chiedervi cosa ne pensate di internet come mezzo di difusione per la musica…
Internet è un mezzo di promozione devastante. Per chi ha pochi mezzi economici a disposizione da investire in pubblicità, la rete è un veicolo immenso.
Per quanto riguarda invece la questione dei programmi di sharing, mi piace pensare che i gruppi più danneggiati siano quelli su major, che vendono in ogni caso centinaia di migliaia di copie.
Per fortuna il tipo di pubblico a cui noi ci rivolgiamo sembra dare ancora molta importanza al “feticcio” (un digipack, o una confezione ben curata) che diventa parte integrante del piacere dell’acquisto.
Ed in ogni caso ho poca fiducia nel fatto che gli mp3 o i real audio soppianteranno il cd. Figurati…se il vinile ha il suo zoccolo duro da anni (e nemmeno molto piccolo), come potrà in futuro essere soppiantato da un semplice file?

Ed ora una domanda classica… Avete intenzione di intraprendere un tour a breve ?
Stiamo cominciando solo ora a provare in sala con la formazione completa (come dicevo prima, siamo sempre stati un duo fino al momento di entrare in studio), pretendere subito di voler partire in tour credo che sarebbe obbiettivamente troppo!
In questo momento siamo concentrati sulla ricerca di un suono live che ci soddisfi, ed ovviamente, prova dopo prova, stiamo raggiungendo il giusto affiatamento con i nuovi “acquisti”, Fabio alla batteria e Francesco L. al basso.
Sicuramente sarà dura portare su un palco i pezzi di “First Year Departure”, con tutti i loro layer di chitarre sovrapposti, i fiati, le parti di fisarmonica, le dissonanze, i repentini cambi di atmosfera… Per noi è una sfida stimolante, ce la stiamo mettendo tutta.

C’e’ qualcosa che non vi ho chiesto e che volete dire ?
Mi sembra di no, l’intervista è stata decisamente interessante e stimolante!
Posso solo aggiungere che “First Year Departure” è un disco di transizione: siamo già al lavoro su dei nuovi pezzi che ridefiniranno il nostro sound in maniera ancora più particolare e, spero, personale. Ve ne daremo prova col nostro prossimo lavoro.

E adesso dite quello che volete ai lettori di Heavy-Metal.it , e ancora complimenti per il vostro album (semplicemente il miglior debutto di quest’anno) !!
Grazie di cuore, veramente…
Ai lettori di Heavy-Metal.it : sul nostro sito (www.clubepoque.cjb.net), sono online alcuni mp3-sample tratti dal nostro “First Year Departure”… Ascoltateci se volete, perdonateci se potete, poichè noi siamo ombre soltanto, fatte di schegge di sogno e polvere di stelle.

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