Gran bella sorpresa questi Room with a view !! Il loro “First year departure” e’ infatti davvero interessante (uno dei migliori dischi sentiti quest’anno), e considerando che e’ il debut della band non si puo’ che apprezzare ancora di piu’ il lavoro svolto da questi ragazzi italiani…
La musica dei Room with a view e’ un gothic che si basa su un sound simile a quello dei Katatonia nuovo corso o degli Autumnblaze (i quali, se non fosse per la componente elettronica che agli italiani manca del tutto, ricorderebbero molto gli italiani negli intrecci voce/chitarra), il tutto e’ pero’ visto in un’ottica molto personale. Si’, perche’ i RWAV danno al loro sound una palpabilissima atmosfera “antica” che gli altri non hanno. Ascoltando il disco non si puo’ far altro che pensare ad immagini in bianco e nero e a vecchie fotografie color seppia ingiallite dal tempo… E, come se questa atmosfera ricreata in maniera eccellente da sola non bastasse, la band ha anche arricchito i propri brani con trombe, fisarmoniche, parti recitate che ricordano attori di teatro dei tempi andati e altro ancora. Le sensazioni che scaturiscono da questa miscela sono malinconiche e nostalgiche, ma di quel particolare tipo di malinconia che lascia una sensazione di calore interiore, anche le voci piu’ aggressive che ogni tanto appaiono nelle canzoni riescono ad arricchire l’atmosfera senza rovinarla, e questa non e’ una cosa da poco.
Il disco poi e’ uno di quelli che si fanno ascoltare dall’inizio alla fine senza discontinuita’, la qualita’ delle varie tracce e’ infatti elevata ed uniforme (le atmosfere dei brani sono simili e in questo contesto l’omogeneita’ dei pezzi e’ un pregio). In generale le canzoni del cd riescono quindi a tenere desto l’interesse e a non annoiare, nonostante la loro lunghezza sia superiore alla media. Voglio ora parlare di qualche brano in particolare. L’opener “Departures” inizia col rumore di un treno che parte e sfocia in dei bellissimi arpeggi, seguiti da un lavoro di chitarre delicatissimo che accompagna un’interpretazione vocale molto sentita, la canzone e’ decisamente riuscita, il brano che piu’ mi ha colpito e’ pero’ “End of season” che, pur trovandosi tra altri pezzi molto belli, spicca vistosamente (ed e’ forse l’unica traccia che si fa notare in maniera evidente). L’apertura della canzone e’ affidata ad un arpeggio decisamente evocativo sul quale poi si inseriscono le chitarre elettriche e una voce decisamente aggressiva. Le atmosfere restano tuttavia sempre malinconiche e, quando subentra la voce pulita, tutto risulta naturale e non si sentono stacchi (entrambi i cantanti svolgono il loro lavoro in maniera perfetta). Il brano prosegue poi su questa linea fino ad arrivare ad una parte recitata molto evocativa, sulla quale torna infine il tema portante del brano che ci conduce alla chiusura. Ebbene, il pezzo dura 7 minuti e mezzo ma e’ impossibile accorgersene, catturati come si e’ da questo affascinante componimento… Spero di essere riuscito a trasmettere almeno un po’ l’emozione che questo gruppo e’ capace di far scaturire (in particolare la canzone di cui ho appena parlato e’ evocativa come poche altre).
Una nota particolare la merita anche l’artwork, molto curato ed in linea con lo stile retro’ del gruppo, peccato che non ci siano i testi completi, ma solo alcuni piccoli estratti (che tra l’altro mi sono anche piaciuti)…
E’ tutto perfetto quindi ? In realta’ qualche problemino c’e’: a volte la band esagera con la caratterizzazione e i risultati sono un po’ grotteschi, come per esempio in “L’enfant Italie”, che si apre con una specie di ubriaco accompagnato da delle musiche molto “Felliniane” che messe cosi’ non convincono molto… in altri brani la tromba non funziona sempre come dovrebbe (anche se la maggior parte delle volte arricchisce il sound), e soprattutto la fisarmonica tende ad essere un po’ troppo “esagerata” (come nell’ultimo brano). Un altro momento poco riuscito e’ poi la lunga introduzione a “Madeleine”, che con quella specie di radio che cambia frequenze annoia un po’… Questi difetti (per i quali inizialmente pensavo di togliere mezzo punto al voto) sono pero’ il classico “pelo nell’uovo”, e al di la’ di questo il disco e’ riuscitissimo (io lo consiglio caldamente).
Raramente ho sentito un debutto cosi’ maturo (complimenti alla My Kingdom Music per aver creduto nel gruppo !!), e ho l’impressione che una nuova stella abbia cominciato a brillare nel firmamento delle band italiane: quella dei Room With a View.

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