Dopo aver apprezzato molto “First Year Departure” aspettavo con impazienza il secondo lavoro dei Room With A View. La mia aspettativa non era semplice da soddisfare, tuttavia devo dire che questi ragazzi sono riusciti a colpirmi ancora una volta, grazie ad un album bello e diverso dal precedente. “Collecting Shells At Lighthouse Hill” non è infatti quello che ci si poteva aspettare, le nuove canzoni sono “asciutte” (l’album dura 40 minuti scarsi, ghost track compresa) e dirette, esattamente l’opposto rispetto ai lunghi brani strutturati di cui era composto il disco precedente, inoltre quell’atmosfera retrò che era la caratteristica principale della band ha lasciato spazio ad un feeling molto più moderno. Probabilmente il fatto che metà della formazione è cambiata ha giocato un ruolo importante in questi sconvolgimenti, eppure bisogna dire che nonostante quanto scritto finora il feeling della band si riconosce chiaramente. Si riconoscono facilmente, a dire la verità, anche le influenze (Katatonia, Dredg e The Cure, per citare 3 nomi), tuttavia ciò non toglie personalità al disco. Insomma, se ancora non si fosse capito, il passaggio dal gothic “complesso” del debutto all’emo rock del lavoro attuale è stata un’evoluzione inaspettata e riuscita (complice anche la produzione ottima, curata da quel Jens Bogren che ha avuto a che fare, tra gli altri, anche con i Katatonia… va sottolineato comunque quanto una produzione curata serva solo fino ad un certo punto se i pezzi non sono buoni…), che ha portato a risultati come “Penitence”, a mio avviso la perla del disco. Questo brano rabbioso e sofferente allo stesso tempo, questo misto di sfuriate e melodia, mi sembra esprima perfettamente quella sensazione di rabbia e dolore che si prova quando ci si riprende dopo l’abbandono da parte di una persona amata (l’orgoglio del rialzarsi ed il rancore per le ferite subite si mescolano alla sofferenza per la perdita), non capita spesso che una canzone riesca a ricreare in questa maniera una sensazione! Anche gli altri pezzi comunque non sono da dimenticare, “The Farther Side Of Heaven” è un piccolo gioiellino di melodia ed atmosfera “autunnale”, “Breathe The Water” è una trascinante canzone un po’ alla Katatonia e adesso mi fermo altrimenti finirei per parlare di tutto il cd, ghost track compresa. L’unico brano che non mi ha convinto è “Remembering Our Goodbyes”, una composizione dalle atmosfere jazz che mi sembra un po’ fuori luogo (per fortuna è stata posta in chiusura di disco), tuttavia ciò non scalfisce il valore dell’album.
C’è da fare infine qualche altra considerazione… si potrebbe pensare che questo lavoro sia una svolta commerciale per la band (i pezzi sono più facilmente assimilabili rispetto a quanto fatto in passato), ma io trovo che invece la strada intrapresa sia coraggiosa. Certo, se questi brani passassero per radio catturerebbero ascoltatori molto più facilmente rispetto a quanto potrebbero fare i pezzi di “First Year Departure”, ma quante possibilità credete che ci siano che ciò avvenga? Il bacino di utenza della band è principalmente quello metal (purtroppo, aggiungo, perchè una maggiore esposizione i ragazzi se la meriterebbero), che probabilmente avrebbe apprezzato più facilmente un lavoro simile a quello passato rispetto a questa evoluzione. E se tutto ciò non vi basta sappiate anche che “Collecting Shells At Lighthouse Hill” cresce con gli ascolti, il che la dice lunga sul reale valore del disco. Potrei inoltre parlarvi della sezione multimediale del cd, interessante e fatta bene, ma direi che ormai di motivi per comprare il disco dovreste averne abbastanza (sempre che vi piaccia il genere, ovviamente)… supportate questi ragazzi (italiani oltretutto, ad averne di più di band del genere qui a casa nostra), vedrete che non vi pentirete di aver raccolto le loro conchiglie…

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