Stufo ormai di ascoltare e recensire sempre i soliti dischi, fatti di riff tutti uguali tra loro e canzoni piatte sotto ogni punto di vista, questo nuovo “Holy Hell” è come una ventata d’aria fresca. Finalmente Rob Rock torna con un nuovo album che, seppure non brilli certamente d’originalità, riesce a farmi esaltare come da parecchio tempo a questa parte non succedeva, e sin dalle prime note dell’opener “Slayer of souls”, brano dal riffing piuttosto semplice che punta ad infervorare l’ascoltatore grazie alle sue linee melodiche tirate ed aggressive, questo platter si dimostra assolutamente convincente e piacevole. “Holy hell” vede dunque il ritorno di Rob Rock, una delle migliori ugole ora in circolazione.
Per chi ancora non lo conosce quest’incredibile singer, dalla timbrica molto “heavy metal old school” ha collaborato nel corso degli anni con artisti del calibro di Axel Rudi Pell, Tony MacAlpine (nel progetto M.A.R.S.), Impellitteri e Tobias Sammet nel suo Avantasia pt.1 dove interpretava la parte del vescovo Johann Adam von Bicken. Come ormai da consuetudine Rob ci regala un avvincente disco di heavy/power metal di matrice americana dal riffing aggressivo e potente sostenuto da ottime melodie vocali e strumentali. Le linee melodiche create dal cantante statunitense si fondono meravigliosamente bene con tutti i brani di “Holy Hell” riuscendo sin dal primo ascolto a piantarsi in testa senza il minimo problema: è, infatti, il caso della melodica “Calling Angels” che, con un ritornello fin troppo orecchiabile, si dimostra uno dei migliori brani presenti sul cd. Ottimo è anche il lavoro svolto alle chitarre dalla coppia Grimmark/Hall che macina riff su riff senza un attimo di sosta dandosi battaglia in fase solista in ogni canzone. “Holy hell” vede al suo interno un discreto numero di brani assolutamente heavy e massicci che scatenano sin dai primi ascolti un pericoloso headbanging, e altri brani più melodici e meno aggressivi, in ogni caso sempre di impatto.
“First winds of the end of time” mid tempo dall’andamento power thrash americano stile Steel Prophet, e la title track, dal riff inizialmente ispirato al thrash della Bay Area ma che poi si evolve nella più classica power song, sono solo alcuni dei brani presenti su “Holy Hell” che è meglio non ascoltare assolutamente mentre si è alla guida della propria macchina, il rischio di avere un incidente è troppo alto. Escludendo la troppo mielosa e scontata ballad “I’ll be waiting for you” che fin dal suo primo ascolto mi fa cadere in un profondo letargo, sono da apprezzare la cadenzata “Lion of Judah” che, con il suo riffing oscuro e compatto, mi ricorda il Malmsteen dei tempi di “Eclipse” mentre l’assolo centrale si rifà un po’ troppo da vicino ai soli di Dave Murray e la dirompente e trascinate “I’m a warrior” che per qualche strano motivo ogni volta che l’ascolto mi rimanda in mente la ben più famosa “Warrior” di Axel Rudi Pell anche se questo pezzo non ha nulla a che fare con quello del biondo chitarrista tedesco.
Ospite speciale sul disco è Tobias Sammet degli Edguy presente sulla conclusiva “Move On” ballad che lo vede protagonista assoluto in coppia con Rob. Insomma ogni tanto esce in commercio un disco che tutti i fans dell’heavy classico dovrebbero cercare di procurarsi. Rob rock è un singer assolutamente eccezionale, chi l’ha visto in tour con Masterplan e Circe II Circe dovrebbe saperne qualcosa.

La produzione del disco è affidata al mitico Roy Z che riesce a dare una marcia in più a tutte le canzoni rendendole doppiamente aggressive e ruffiane. Se non avete nulla da comprare in questo periodo, fate un pensiero ad “Holy Hell”: Rob non inventa nulla di nuovo ma i brani presenti su questa nuova release posso davvero piacere a moltissimi di voi

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