RIIR è l’acronimo di “Road To Ruin” titolo dal quale la band in oggetto tra il proprio moniker. La formazione racchiude al suo interno un gruppetto di personaggi parecchio noti all’interno della scena e, infatti, troviamo Lars Chriss, Sampo Axelsson e Thomas Broman mentre alla voce c’è Matt Alfonzetti personalità, quest’ultima, capace di regalarci una prova onesta e davvero ben confezionata che si sposa magnificamente con le melodie composte dagli altri ragazzi che si aggirano su territori tipicamente cari a Rainbow, Deep Purple e primi Whitesnake.

“Road To Ruin” non è tuttavia nulla di eccezionale: ogni tanto qualche brano degno di nota (“The only one”, “Pleasure and pain” e “Until I see the sun”) si erge prepotentemente rispetto agli altri ma in generale il livello del disco non riesce a crescere rimanendo basso per tutta la sua durata. Buoni sono brani come “Face of an angel”, caratterizzata da un’ottima melodia durante la strofa e una prova alla voce di Alfonzetti che ricorda molto da vicino un certo Mark Boals dei tempi di Malmsteen, e la lenta e oscura “Thorn in my side” che rimanda con la mente ai Whitesnake. L’unica pecca, assieme a brani non troppo brillanti è l’eccessivo abuso di mid tempos presenti in dose massiccia in tutto l’album mentre l’intrusione dell’hammond all’interno di molte canzoni riesce a impreziosire brani che dal canto loro suonerebbero freddi e anonimi.

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