Forgiare etichette per la propria musica è, a volte, un disperato tentativo di denotare con nomi fantasiosi e grotteschi qualcosa che non riesce ad esprimere tramite note una propria identità. Nel caso specifico dei Resistance quella di trgarsi come “Pure American Metal” sembra, invece, più una questione di enorme attaccamento alle proprie radici sia geografiche che musicali.

A testimonianza di ciò, i cinque ragazzi hanno pensato bene di dare inizio a questo debutto, e di conseguenza alla propria intera carriera musicale, con un intro che ricalca la sinfonia di “The Star Spangled Banner” (inno nazionale statuinitense) per circa quindici secondi dopo i quali il superfluo si fa da parte per far spazio agli strumenti.

Ciò che emerge dalle sette tracce rimanenti è un thrash di estrazione Bay Area in cui risultano molto radicate le influenze di Exodus ed Agent Steel. Se questo certamente non sarà utile a portare a termine l’azione di resistenza ai trend musicali che ha dato il nome alla band e che ne ha provocato, a detta dei leader, l’esistenza, dopo ripetuti ascolti, è sufficiente a regalare una scarsa mezz’ora di thrash ordinario, onesto ma godibile. Croce e delizia del lavoro risulta infatti la marcata semplicità con la quale i musicisti a stelle e strisce hanno approcciato alla stesura dei brani: mai un colpo di coda, mai un uscita dai ranghi ed idee che non riescono (o vogliono) mai distaccarsi dai registri del genere. In quest’ottica non stupisce che il profilo di ogni pezzo, eccetto nella semi-acustica “Wasted Time”, acquisisca una sistematicità ed una quadratura ben definita dopo pochi assaggi. Pur non risultando in alcun caso piatto, dunque, in pochissimi casi il disco riesce a farsi ascoltare esercitando un certo fascino e a trasmettere tutta l’aggressività cercata per un atteggiamento compositivo che, probabilmente, non terminerà mai di rendere tributo ai must del thrash statunitense.

Pur essendo di fronte ad un uscita tutt’altro che pessima i punti interrogativi che lascia questo “Lies In Black” non sono nè pochi, nè trascurabili. Su tutti resta quello legato all’utilità e alle potenzialità commerciali di un prodotto che, causa la concorrenza agguerrita e ben organizzata, è condannato all’uso esclusivo di fanatici del genere.

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