Cosa cercate in un disco di Heavy Metal?

A) Brani potenti, compatti e spaccaossa
B) Della buona musica
C) Delle idee nuove

Profilo A – L’headbanger
Vi interessa solo agitare la capoccia sparando a manetta l’impianto audio della vostra stanza? Godete per quel suono roccioso e quadrato che ha sempre caratterizzato la stragrande maggioranza dei gruppi metal tedeschi?
Questo secondo lavoro dei Rawhead Rexx è il vostro disco! Anche se non mancano notevoli accelerazioni (come in “Return Of The Dragon”, “Brothers In Arms”, “Metal War”) che spingono l’album verso lidi speed/power, “Diary In Black” si muove principalmente su tempi cadenzati che schiacciano inesorabilmente tutto e tutti. Riffoni corposi e massicci, una sezione ritmica precisa, un cantato aggressivo, c’è tutto quello che vi serve e vi piace. Aggiungetelo tranquillamente alla lista della spesa. Voto 7

Profilo B – L’ascoltatore
Non vi frega nulla dell’originalità di un gruppo e la mancanza di quest’ultima non è una cosa che vi impedisce di giudicare sufficientemente un disco? “Diary In Black” è allora un disco che potrebbe piacervi. Genuini e sinceri, almeno per chi scrive, i tedeschi Rawhead Rexx propongono la loro musica senza tanti fronzoli: heavy metal puro, potente, incalzante.
Buona la produzione, che comunque poteva forse essere un tantino più “cattiva”, soprattutto per le chitarre, e riuscita la sequenza dei pezzi, che si alternano sapientemente tra brani veloci e cadenzati, con una power ballad davvero riuscita, la bella “What If”. Un disco senza pretese, se non quella di essere piacevolmente riprodotto. Voto 6

Profilo C – Il critico
La buona padronanza tecnica e la cura delle melodie non vi bastano? Di un suono compatto e trascinante non vi frega niente se non è al servizio di qualcosa di innovativo e diverso? Lasciate perdere tranquillamente questo disco, non è assolutamente per voi. Soluzioni trite e ritrite, i soliti gruppi che fanno continuamente capolino, originalità nulla…
Un disco banale, come centinaia di altri dischi, senza momenti particolarmente esaltanti, a tratti perfino noioso e in definitiva da ritenersi inutile. Voto 5

Perdonatemi il gioco, era solo per non ripetere per l’ennesima volta che l’apprezzamento di questo disco dipende più dalle conoscenze e dalle aspettative di chi l’ascolta che dal suo reale valore.

Vincenzo Buccafusca

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