In occasione dell’uscita di “Mythos”, album di debutto dei Raising Fear, mi appresto a scambiare quattro chiacchiere con Yorick, chitarrista di questa nuova e sensazionale band tutta italiana.

Ciao e benvenuti su H-M.it! Quanto tempo avete impiegato a comporre il nuovo materiale?
Non c’è voluto molto anche se, come buona parte dei debutti, il materiale è frutto di anni di assestamento sia musicale sia di line-up. La composizione dell’album tuttavia, a cui è seguito l’arrangiamento e la rifinitura finale, ha richiesto circa un anno di lavoro, diviso tra Vicenza dove abbiamo sede, e Milano dove ci troviamo con Rob per lo studio delle liriche e degli arrangiamenti vocali. La registrazione definitiva è durata un mesetto.

Quali differenze ci sono tra “Mythos” e il vostro promo cd del 2003?
Il promo del 2003 era pur sempre un promo, quindi non è stato registrato con l’attenzione per i dettagli che invece ha avuto “Mythos”. A livello sonoro si nota soprattutto la differenza, perché pur essendo bello potente anche il promo, non ha avuto per esempio una post-produzione, e il missaggio non ha avuto a disposizione tutto il tempo che invece è stato dedicato a “Mythos”. Tuttavia abbiamo mantenuto tali e quali le canzoni, perciò a livello compositivo tra i due lavori non ci sono che minime differenze. Il promo aveva ottenuto un discreto successo per questo non volevamo rischiare di fare cambiamenti troppo “radicali”.

Com’è nata l’idea di fondare i Raising Fear? D’altronde tu sei impegnato con gli Helreidh e anche Alberto e Rob hanno i loro progetti personali.
Raising Fear in realtà nasce proprio in un momento in cui il progetto Helreidh non c’era più e non avevo speranza di riprenderlo in considerazione, e da parte di Alberto allo stesso modo i Wartrains si erano appena sciolti. E’ stato un incontro fortuito quanto fortunato (scusa il gioco di parole), ma l’intesa è scattata subito. Ci siamo ritrovati in poco tempo con un sacco di materiale su cui lavorare. Rob è entrato in un momento di crisi con i Deadline e all’inizio non sapeva bene nemmeno lui come sarebbe andata con i Raising Fear, ma ora siamo tutti ben contenti di esserci trovati in questo contesto. Sai, quando cinque persone riescono dopo anni di “convivenza” ad avere ancora stimoli e ad emozionarsi ancora alla nascita di un nuovo pezzo allora vuol dire che la band è solida e che la comunione di intenti è semplice da gestire.

Considerate i Raising Fear come una band al 100% o solo come un side project?
Ti posso parlare personalmente, ma credo che valga per tutti. Per me Helreidh è il progetto storico, la band con cui ho iniziato e che incarna quello che maggiormente è il mio spirito di musicista. Tuttavia, Raising Fear, su cui sto concentrando molte delle mie energie, è sicuramente quanto a priorità ed impegno il progetto principale, perché è qualcosa di solido, costruito bene, e in cui mi diverto tantissimo. Credo che alla fine anche Frana che tra noi è quello che ha più side projects in piedi la pensi allo stesso modo. E questo ci aiuta ad essere uniti, e a portare avanti professionalmente anche il contratto firmato con un’etichetta di grande prestigio come la Dragonheart.

A livello lirico avete sviluppato un concept piuttosto interessante. Com’è nata l’idea di creare un disco sui personaggi mitologici di varie popolazioni e soprattutto con che criterio avete selezionato i vari eroi che prendono vita in “Mythos”?
Abbiamo un particolare interesse e amore per questi temi. Volevamo evitare innanzi tutto di scegliere una civiltà piuttosto che un’altra, per non dare un’impronta troppo caratterizzante al concept, in particolare perché alcuni settori del metal ultimamente usano la mitologia in maniera massiccia, in particolare quella nordica. Secondariamente, volevamo anche evitare di presentare un mito (più o meno noto) e raccontarlo per l’ennesima volta. La scelta quindi è stata quella di trovare una metafora che potesse racchiudere le storie a noi care, ma senza farne qualcosa di “già sentito”. Ed ecco l’idea della galleria di museo, di una sorta di sala dei cimeli. L’ascoltatore è come un visitatore di un museo e i vari pezzi sono i ritratti, i cimeli e le statue che l’ascoltatore incontra nella sua passeggiata. Le canzoni non sono delle storie ma pochi tratti per evocare un racconto, una figura, un’impresa e la musica è la colonna sonora.

Penso che all’interno di “Mythos” ci siano elementi power, heavy metal, thrash e anche epic. Questo è dovuto al fatto che ognuno di voi arriva da differenti background musicali oppure è stata una scelta voluta proprio a causa dei temi trattati?
Nulla di voluto in realtà. La semplice combinazione dei nostri stili, delle nostre influenze e del nostro modo di lavorare ci ha portato a questo risultato. Purtroppo, il non seguire pedissequamente certi canoni non ci favorisce, tuttavia, l’originalità della nostra proposta è proprio questo, in altre parole mescolare varie influenze e a tratti farle uscire una ad una.

Quali considerate essere i punti di forza di Mythos? E quali quelli a sfavore?
L’impatto sonoro è sicuramente uno dei maggiori punti di forza dell’album. Compatto, pesante, a volte thrash o speed. Abbiamo molto curato i suoni, e li curiamo molto anche dal vivo perché quest’aspetto del nostro modo di fare musica è importante; ho sentito troppi gruppi geniali essere penalizzati sia in studio sia dal vivo da un suono che non faceva loro onore. Il punto a sfavore, come dicevo prima è forse questa commistione atipica di power, con prog, thrash e heavy classico, che in un mondo che sempre più tende a catalogare tutto non ci aiuta sicuramente.

Credo che “Mythos” abbia una registrazione potente ed esaltante…è stato difficile ottenere questo tipo di sound o il tutto si è svolto in maniera naturale?
Il sound è il risultato come dicevo sopra di una bella ricerca, prima di tutto personale, e poi d’amalgama. La cosa che ci ha favorito è che di base siamo partiti tutti con i suoni “giusti”, quindi poi rendere il tutto perfetto è stato abbastanza facile. Credo che le tre componenti principali siano: intesa perfetta della sezione ritmica, a livello tecnico e a livello sonoro; assoluta complementarietà tra le due chitarre: abbiamo suoni molto diversi, e modi di suonare che si discostano di un bel po’, ma assieme credo che diamo il massimo della resa; cantato aggressivo e caldo, ben inserito in un contesto tosto come sono i nostri pezzi.

Come ha preso vita il progetto Raising Fear?
Come ti dicevo prima è stato per caso, e perché tornando dagli USA avevo una gran voglia di fare qualcosa di nuovo. Dopo due anni negli Stati Uniti per vari motivi, tornando in Italia la cosa che più mi mancava era la musica, e quindi l’occasione con Alberto è stata più che ghiotta. Man mano che le cose andavano avanti il progetto diventava sempre più interessante, e mi rendevo conto che la sintonia con Alberto era praticamente perfetta. Nel giro di un paio d’anni abbiamo trovato la line-up definitiva, e quindi siamo giunti al 2003 con il promo, il cui “successo” ci ha portato al contratto discografico.

Quali saranno le vostre prossime mosse? Ho visto che state per partire in tour.
Dici bene. Abbiamo sette date nei prossimi due mesi, e altre a venire. Pare che le cose da questo punto di vista vadano alla grande. E non possiamo che essere estremamente felici, poiché per noi la componente live è importantissima. E’ dove una band dimostra quello che vale, attraverso il concreto contatto con il suo pubblico, e viceversa. Sai credo sia una delle cose più belle di questo “mestiere” il contatto con il pubblico, ed è una cosa a cui difficilmente riuscirei a rinunciare. Invito tutti ad andare sul nostro sito www.raisingfear.com e di tenersi aggiornati sulle date. Ne faremo veramente tante!!!

Come vi siete trovati a lavorare con la Dragonheart records?
Non posso che tessere le lodi di Enrico e della sua etichetta. Una professionalità eccezionale, un supporto assolutamente inaspettato. Credo che se per noi fosse possibile, dopo questi due album con loro, firmeremmo subito anche per altri due. Ma chissà…per ora godiamoci questo momento entusiasmante e poi ci penseremo.

Siamo in chiusura, come da consuetudine vi lascio uno spazio per dire cosa volete ai nostri lettori.
Ai vostri lettori sicuramente un carissimo saluto, e una promessa che a chi ci vedrà dal vivo regaleremo una serata di heavy metal puro!!! Stay Heavy!!!

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