Con un album in uscita a Febbraio, i Rage si confermano essere una delle metal band più attive di tutti i tempi, con più di 30 uscite sulle spalle, tra dischi in studio, dal vivo, ep e compilation. Intervistare, quindi, Peavy Wagner, da sempre leader del trio teutonico, ci sembrava doveroso e ne è venuta fuori una chiacchierata piacevole e divertente, in cui non sono mancati momenti di ilarità, ma anche retrospettive su quello che è stato il passato del mastodontico bassista/cantante. A voi il piacere di leggere le prossime righe.

Ciao Peavy, come vanno le cose in casa Rage?
Non c’è male, ti ringrazio!

Ok, iniziamo subito l’intervista parlando del nuovo album. Ce lo vuoi presentare?
Certo! Il nuovo disco si chiama “Strings To A Web” ed uscirà il 15 febbraio 2010 via Nuclear Blast. Rispetto all’ultimo album “Carved In Stone” ha molte più variazioni e possiamo dire che abbiamo portato ad una nuova evoluzione le caratteristiche tipiche del sound che i Rage si sono costruiti negli ultimi 25 anni. Credo sia un ottimo album, con delle grandi canzoni.

Ascoltando il disco sembra che abbiate voluto ripetere l’esperienza di una lunga suite orchestrale divisa in più movimenti, chiamata stavolta “Empty Hollow”.
Si, questo pezzo contiene molte orchestrazioni e presenta dei punti di contatto con “Suite Lingua Mortis” (da “Speak Of The Dead”, nda). Diciamo che la cosa è nata per caso, in quanto, durante la fase di songwriting, “Empty Hollow” continuava a diventare sempre più lunga e, di conseguenza, si è vista la necessità di dividerla in 5 parti distinte. Pur essendo un po’ diversa dagli altri pezzi contenuti all’interno dell’album, credo comunque che si inserisca piuttosto bene e non ne snaturi affatto l’essenza.

Questa volta penso vi siate focalizzati su un approccio di stampo più progressivo. È stata un scelta oppure si è trattato di una cosa involontaria?
È stato uno sviluppo molto naturale. Sicuramente ciò che hai detto è una conseguenza del fatto che, in occasione delle sessioni per “Strings To A Web”, ci siamo presi un po’ più di tempo per ragionare sulle parti strumentali, per renderle comunque più interessanti pur non snaturando il nostro stile.

Chi si occupa del songwriting all’interno della band? C’è tra di voi un compositore principale oppure lavorate in team?
Di solito siamo sia io che Victor ad occuparci della fase di composizione, anche se lui è più interessato all’arrangiamento ed alla produzione dei brani.

Di che cosa parlano i testi?
Si tratta di canzoni con argomenti assolutamente differenti l’uno dall’altro. Potrei dire che parlano dello sguardo di Peavy sulla vita di tutti e giorni, eh eh! (ride, nda)

Questo è il secondo album che registrate con André (Hilgers, ex-Axxis) alla batteria: come vi trovate con lui?
Benissimo, non posso assolutamente lamentarmi! André è una persona stupenda con la quale andiamo molto d’accordo e, soprattutto, è un grande batterista grazie al quale la musica della band ha raggiunto un livello molto più alto. Ascoltando il nuovo album si percepisce che ci sono molti più dettagli, più particolari al quale lui ha lavorato molto assiduamente. Sono veramente molto soddisfatto di averlo con noi e devo dire che si adatta perfettamente all’essenza di quello che sono I Rage al giorno d’oggi.

”Strings To A Web” è anche il terzo album che licenziate tramite la Nuclear Blast: siete soddisfatti della promozione che vi sta facendo quest’etichetta? Che cosa è andato storto con la vostra label precedente, la SPV?
Beh, contando il dvd (“Full Moon In St. Petersburg”) e l’ep successivo a “Carved In Stone” (“Gib Dich Nie Auf”), le nostre release per la Nuclear Blast ammontano ben a 5! Beh, noi siamo molto contenti di essere sotto l’ala protettrice di questa etichetta, una delle più importanti non solo d’Europa, ma anche nel mondo, in ambito metal. Per quanto riguarda la nostra vecchia label, preferirei non commentare ciò che è successo (si riferisce allo stato di semi-bancarotta che la SPV sta attraversando in questo periodo e che ha portato alla rescissione di molti contratti, nda).

Quando Victor si è unito alla band, i Rage hanno guadagnato un approccio più tecnico ed una personalità più forte e marcata. Sarà mica la volta buona che avete trovato il chitarrista definitivo?
Certamente! O almeno, è quello che spero, eh eh! (ride, nda) I Rage come sono oggi non esisterebbero senza di lui, anzi, probabilmente non esisterebbero proprio più. Sia io che lui siamo d’accordo sul portare ancora avanti questa band per moltissimo tempo.

“Strings To A Web” è il vostro ventesimo album. Come riescono a venir fuori idee nuove dopo una carriera così lunga?
Ciò che noi facciamo è tenere viva la nostra creatività. Ovvio, capita che ci siano dei periodi in cui non si riesce a scrivere assolutamente nulla o, più frequentemente, soltanto cose non buone, ma comunque sono compensati da altri in cui la mente esplode grazie alla quantità enorme di idee che vengono fuori. Comunque noi non abbiamo mai avuto grossi problemi di questo tipo, per fortuna. Altra cosa importante è il non fossilizzarsi mai, ma cercare di evolvere sempre in modo che non diventi noioso scrivere canzoni. Credo che questo fattore aiuti moltissimo.

Sarete in Italia a Marzo per un concerto a Milano. Come mai una data soltanto?
Non ne ho idea, dovresti chiederlo alla nostra agenzia di booking, eh eh! (ride, nda). Comunque non preoccuparti, questa è soltanto la prima parte del tour, quindi suoneremo certamente altre date oltre a quelle già schedulate fino adesso.

Bene, ora un po’ di domande per te, Peavy: il tuo approccio vocale è cambiato moltissimo durante gli anni, così come la musica dei Rage. Che cosa pensi a proposito della tua voce nei primi album della band?
Ah ah! (ride, nda) Beh, rispetto a come canto ora sembrava qualcosa di molto isterico e nervoso. Penso che ci sia stata una grossa evoluzione nel mio modo di cantare e sono molto fiero di come canto oggi. Adesso ho una tecnica migliore, più potenza ed una voce meno nasale quando canto. Queste sono tutte cose che, unite ad una maggiore consapevolezza di come usare le mie corde vocali, rendono il mio approccio al canto decisamente migliore di quanto lo fosse in passato. Ad esempio, se voglio raggiungere delle note alte, non assomiglio più a Topolino, eh eh! (ride, nda)

Hai preso parte, qualche anno fa, al progetto Bassinvaders, creato dal bassista degli Helloween Markus Grosskopf. Che cosa ti ricordi di quell’esperienza e cosa ne pensi del disco che ne è venuto fuori?
Non ricordo assolutamente nulla perché eravamo costantemente ubriachi, ah ah! (ride, nda) Sto scherzando, naturalmente, eh eh! Comunque ci siamo divertiti molto in studio e tutto è nato più per scherzo che per altro. Io e Marcus siamo amici di vecchia data così, quando lui mi ha chiamato, non ho saputo dirgli di no, così come per gli altri ospiti presenti sul disco.

Peavy, sei in questo ambiente da più di 30 anni: qual è la cosa migliore e quale la peggiore che ti è capitata durante questo periodo di tempo?
Ovviamente una delle cose migliori che ti capitano in questo mestiere è quella di andare in tour: andare in posti in che non avrei mai potuto visitare, vedere luoghi che diversamente non potrei mai vedere e così via. Poi è stato bellissimo tenere degli show con un’orchestra, una cosa che ho sempre sognato di fare e che si è, per mia fortuna, più volte realizzata.
Per quanto riguarda, invece, il momento peggiore, esso è sicuramente stato lo split che ci ha visto coinvolti nel 1999, epoca nella quale mi separai dal resto del gruppo per motivi di divergenze musicali. Ecco, quello è stato il punto più basso della mia carriera, anche se dopo mi sono risollevato grazie anche all’arrivo di Victor.

Bene, l’intervista è finita. Grazie mille per il tuo tempo e ci vediamo a Milano!
Grazie a te e ci vediamo a Marzo!

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