Facciamo un’ammenda interpretando pensieri, parole, riff e stile di un gruppo che è nato in pieno corso degli anni ’80, quando nelle tele cucite dell’heavy dai Motorhead e dagli Accept danno libero spazio al primo disco dei Rage uscito nel 1986 fornendo un baule pieno di successi uno dopo l’altro. In quegli anni di fuoco, mentre dal classico heavy metal nascevano i sottogeneri come il power e lo speed, Peter Wagner alias Peavy nato nel 1964 in Germania è impegnato nel 1983 a formare una band, gli Avenger che successivamente nel 1984 diventarono semplicemente Rage. Tutto questo solo dopo aver lasciato definitivamente il suo primo gruppo i Dark Lights. Dopo ben ventun’anni di carriera incessante e intensa, Peter Wagner con la sua formazione definitiva da cinque anni, vale a dire André Hilgers alla batteria e Victor Smolski come chitarrista, aprono il nuovo anno con un album intitolato appunto “21”, rilasciato il 24 febbraio 2012 dal colosso Nuclear Blast.

Un album che contiene undici tracce in cui alcune raggiungono anche picchi di quasi sette minuti, per un totale di cinquanta minuti laddove heavy, power e speed si fondono in modo per niente superlativo.
“21” si apre con un intro che parte con una conversazione in un casinò tra il rumore delle fish e della voce della croupier che dirige il gioco. Ogni brano di questo disco è uno schiaffo in piena faccia come il brano “TWENTY ONE” che è il vero opener della scaletta scelta per questo ultimo disco. Il trio di Peavy in questo “21” riassume la testualità delle canzoni, parlando di discussioni con i genitori, suicidio e altre esperienze vere che sono state vissute dalla stessa band. Per questo motivo si arriva a “FOREVER DEAD” con escandescenza trasformando il loro modo di fare heavy, in un ritornello da cantare a squarciagola e da imparare a memoria nell’immediato con le mani al cielo in un incessante headbanging. “FEEL MY PAIN” diventa il pezzo più sottovalutato dell’album, perchè ha un inizio che può sembrare timido e ci si può confondere con l’intro classico di una ballad, ma quando poi le chitarre partono allora si può dire apriti cielo. Parliamo della quinta traccia “SERIAL KILLER” che inizia con un bell’urlo e si sussegue rabbiosamente fino a collegarsi a “PSYCHO TERROR” in cui Wagher tira fuori tutta la sua rabbia e la violenza repressa trasformando il ritornello con dei cori e passaggi di piatti degni di Andrè Hilgers. Come una bomba ad orologeria senza pause e intervalli “DESTINY” ci regala il vero sound tipico dei Rage, dove non mancano assoli in speed e il power fa da padrone per condire tutto nel migliore dei modi. “DEATH ROMANTIC” si riferisce ovviamente alla storia di un amore finito male in cui, anche nella modalità di questo brano, traspare la rabbia perversa soprattutto verso il modo spasmodico di pubblicare i sentimenti sui social network e anche qui viene eseguito un lavoro tecnico quasi maniacale sugli aspetti dei riff e delle parti del basso. Con la traccia numero nove “BLACK AND WHITE” i Rage aprono una fervida discussione sugli effetti devastanti dell’uomo sulla terra riducendolo come un buco nero e finalmente riusciamo a sentire un bel pò di assoli in pieno stile heavy/power gestiti da un batterista davvero in forma che ci accompagna in “CONCRETE WALL” creando anche qui un ritornello piuttosto orecchiabile. La presa rallenta solo con il pezzo di chiusura nonchè la traccia numero undici “ETERNALLY”, un brano gestito in maniera sobria senza troppi effetti con una nota che rivela un pò di stanchezza vocale fisica di Peavy.

Un album che sa di liberazione di qualche peso sullo stomaco che avevano i Rage. Con “21” abbiamo una testimonianza reale e morale di quello che ha passato la band nel corso dei lunghi anni dediti alla carriera. Grazie al passaggio con la Nuclear Blast riescono ancora a restare sulla cresta dell’onda rimanendo una delle band più ibride nel campo dell’heavy.

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