Dalla Repubblica Ceca arrivano i R.E.T., con un acronimo scelto per indicare “Reaction Extasy Trance”. All’attivo da più di dieci anni questi musicisti propongono, o così dovrebbero fare leggendo le loro note biografiche, un doom metal arricchito da influenze disparate, dal death, all’heavy, al gothic metal. Effettivamente “The Dark At The End Of The Tunnel” è un album molto vario al suo interno, non riconducibile a un determinato filone di metal, ma che non offre particolari appigli per renderlo personale o imperdibile rispetto ai gruppi a cui il combo sembra ispirarsi. Tralasciando intro e outro, due pezzi strumentali troppo solari per le liriche e i suoni che compongono questo album, i brani dei cechi sembrano dare la caccia a sensazioni mutevoli tutte legate alla morte, a uno stato di malattia cronica mentale e quindi alla depressione. Purtroppo, se si eccettua qualche riffs interessante e sentimentale, come nell’apertura di “Dead Enough” (il più doom dell’insieme) o di “Ethernal Enemy”, queste melodie sembrano spostarsi troppo facilmente da un suono a un altro senza esser rette da un songwriting cosciente e adeguato, presentando inevitabili carenze di tono e una generale piattezza compositiva. Anche la voce, seppure profonda e roca (che in certi punti sembra nascere da un’alchimia sbagliata fra il timbro di Lemmy e quello di Halford), non aiuta a rendere più taglienti e cupe queste note, che sebbene mantengano sempre una generale aura grigia di fondo, rischiano di perdersi in elementi, come tastiere gotiche o sussurri vocali, davvero inadatti al complesso. In alcuni brani compare anche una voce femminile, che seppur molto angelica, non riesce da sola a posare un velo d’incanto su queste note. L’album presenta anche il video di Ethernal Enemy: una prova talmente penosa e di cattivo gusto che fa scadere nel ridicolo tutto il lavoro costruito musicalmente.
In conclusione, i R.E.T., seppur con anni di esperienza alle spalle e con qualche idea buona in alcuni brani (tra cui anche l’apprezzabile “System Of Salvation”, un discreto pezzo gotico), non sono riusciti a creare un’opera organica e stimolante, ma un lavoro stagnate, che presenta troppe infiltrazioni da generi diversi.
Infliggere ferite non è una pratica da tutti, e la fallacia dei R.E.T. ne è una dimostrazione palese.

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