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E’ molto difficile per me recensire “Operation: Mindcrime”, un album che amo tantissimo (insieme ad “Alternative 4” degli Anathema forma la mia “coppia di dischi del cuore”), ma spero di riuscire a rendere onore ad un disco tanto importante; cercherò però di non dilungarmi troppo nel parlare di ogni singola traccia, altrimenti si rischia una recensione “elefantiaca”…
Uscito nel 1988 (dopo “Rage for Order”) “Operation: mindcrime” è secondo me il capolavoro dei ‘ryche. Abbandonate momentaneamente le sperimentazioni elettroniche la band ha composto un album tipicamente metal ma personalissimo (quanti dischi si sono ispirati a questo…), nel quale molti trovano addirittura le radici del moderno prog-metal (personalmente però ci vedo molto poco di prog). Alla fine comunque il risultato è che “Operation: Mindcrime” è un disco perfetto dalla prima all’ultima nota… I pezzi sono infatti tutti bellissimi (non ci sono filler) ed anche i testi sono entrati nel mito (non sono molti i concept album di tale portata)!! Musicalmente il disco è caratterizzato da due diverse parti, la prima più dinamica e trascinante, e anche gli avvenimenti narrati in questa parte sono quelli più movimentati, la seconda invece più riflessiva ed intimista, in accordo con la maggior introspezione dei testi di questi brani. Tutti i pezzi però hanno in comune i bellissimi scambi tra i due chitarristi, un basso ed una batteria che sono molto di più che una semplice sezione ritmica ed infine un Tate strabiliante, espressivo come non mai ed assoluto protagonista del disco…
Ma analizziamo questo incredibile album traccia per traccia!!
I remember now è il preludio al disco, una introduzione parlata che ci presenta una “simpatica” infermiera di un ospedale psichiatrico che imbottisce di sedativi un ospite parecchio difficile da trattare, un ospite che altri non e’ se non Nikki (il protagonista del concept) in stato di forte confusione mentale e che non si ricorda cosa e’ successo il giorno prima (si ricorda solo che faceva ciò che gli chiedevano). Passiamo così ad Anarchy X, la vera e propria introduzione al disco, poco meno di un minuto e mezzo marzialissimo ed “in crescendo” (le chitarre sono a dir poco entusiasmanti), con in sottofondo un politico (il Dr. X, personaggio che poi impareremo a conosceremo meglio) che incita una folla tumultuosa che si esalta sempre di più, fino a portarci a Revolution Calling. Questo è il primo pezzo vero e proprio dell’album, una canzone molto dinamica ed accattivante dal ritornello anthemico che si fa gridare a squarciagola, nella quale ci viene presentato Nikki, un tossicodipendente schifato dalla società in cui si trova e disposto a fare di tutto (tranne ammazzare) per pochi spiccioli. Già da ora mi sento impossibilitato a descrivere meglio questo brano, così passiamo subito al suo finale, dove uno squillo di telefono ci porta alla seconda canzone: “Operation: Mindcrime”.
Questo e’ un pezzo più cadenzato e meno tirato del precedente, caratterizzato da un basso in bella vista e da un Tate molto espressivo (sia nelle strofe sia nel grandioso ritornello) che ci racconta di come Nikki incontri il Dr. X per disintossicarsi e, affascinato dai suoi discorsi sul voler mutare la “schifosa società”, subisca da parte sua un lavaggio del cervello (rinforzato dalla dipendenza da una nuova droga)… ancora una volta c’è poco da spiegare e molto da ascoltare, e cosi’, con un urlo “Hey, listen to me!!” in mezzo alla folla, si giunge a Speak… ora Nikki è pericolosissimo, è un angelo della morte convinto della sua missione e semina il panico nelle strade. Tutto questo e’ musicalmente rappresentato da una delle canzoni più additive e veloci di tutto l’album, un pezzo che ti prende e ti fa muovere dall’inizio alla fine mentre tutti gli strumenti ti pompano il sangue alla testa e Tate ti incita fino all’esplosione dello “speak” urlato finale.
E poi una pausa e un pesantissimo misto di basso/chitarra/batteria. E’ l’inizio di Spreading the disease pezzo che in mezzo a tanti capolavori ha la forza di risaltare nella sua lucentezza, canzone caratterizzata da un ritornello con un Tate incredibile e da un intermezzo azzeccatissimo, nonché da una batteria che fa molto di più che accompagnare gli altri strumenti… Per non parlare poi del testo, dove ci viene presentata Sister Mary, ragazza fuggita di casa e tolta dai marciapiedi, lungo i quali si prostituiva, da un prete (Father William) che ora abusa di lei e addirittura la “presta” a Mr. X per far “scaldare” i suoi scagnozzi prima delle missioni… E così Mary e Nikki si conoscono e noi passiamo a The Mission, il primo brano “rilassato” del cd, introdotto da un bellissimo arpeggio. La voce di Tate e’ messa in evidenza sugli strumenti in maniera molto forte e la sua interpretazione diventa triste ed insicura, in maniera tale da far capire come si senta ora Nikki, che passa le sue giornate in una stanza disegnando sui muri i suoi omicidi nell’attesa che arrivi Mary a cancellare le sue colpe, mentre tenta di convincersi che la sua missione salverà il mondo… E poi succede qualcosa di inaspettato… Inizia Suite sister Mary (pezzo di quasi 11 minuti che all’epoca fu scelto come singolo) e Mr. X ordina a Nikki di uccidere il prete e la suora. Nikki fa fuori il prete e poi si reca dall’amata, ma non riesce ad ucciderla (mentre lei lo incita a farlo), cosi’ le parla e le dice che sistemerà i conti con Mr. X e poi scapperà con lei. Mary non riesce pero’ a comprendere bene e si chiude sempre più in se’ stessa (soprattutto dopo aver fatto l’amore con Nikki che la prende sull’altare prima di andare da X). Musicalmente ci troviamo di fronte ad un brano complessissimo, con cori gregoriani, scambi vocali da brivido tra Tate e Pamela Moore e tanto altro… c’è solo da ascoltare, nulla di più da commentare… E alla fine ci aspetta un’altra sorpresa!! Già, perché dopo questa parentesi molto intimista c’è di nuovo un pezzo tiratissimo: l’energica The needle lies, caratterizzata dai chitarroni di DeGarmo e Wilton e dagli acuti di Tate che ci descrive come Nikki vada da Mr. X e non riesca a far nulla, tranne che ritrovarsi impotente e “fatto” con una nuova dose, per poi tornarsene sconfitto da Mary… peccato che nel piccolo intermezzo Electric Requiem (molto “elettrico” come dice il nome) Nikki trovi Mary morta!!
Ora tentiamo di fare un po’ di luce su una questione ancora oggi dibattuta: chi ha ucciso Mary? Le interpretazioni sono molte e nessuna e’ stata confermata, io comunque sono tra quelli che pensano che Mary si sia suicidata perché mentre faceva l’amore con Nikki sull’altare in lei si erano confuse le immagini di Nikki e del prete che faceva la stessa cosa. Da qui la disperazione di essere sfruttata da tutti e la decisione del suicidio attuato strozzandosi col rosario… questo e’ quanto io ho dedotto e questa interpretazione e’ quella che mi piace di più (trovo meno interessante quella, suggerita da alcuni stralci di “Video: Mindcrime”, che vede in Dr. X l’omicida), ora pero’ sta a voi trovare la vostra interpretazione personale!! Intanto noi passiamo a Breaking the silence. Nikki è ormai fuori controllo e vaga in giro per la città vedendo Mary dappertutto e urlando nella notte, fino a quando non viene arrestato (Mr. X ha chiamato la polizia) e accusato di tutti gli omicidi avvenuti di recente. La musica è un insieme di parti rilassate e rabbiose, dove si fanno notare il basso pulsante e vitale e ancora una volta Tate fa da protagonista assoluto con un ritornello storico… Comunque Nikki viene catturato e mentre lo interrogano dalla sua bocca escono solo sconnessi deliri su un’associazione che trama nell’ombra e sul non credere nell’amore. Questo suo ultimo pensiero è espresso in I don’t believe in love, pezzo “umorale” e bellissimo (sentite la voce! sentite gli arpeggi!) in cui Nikki esprime la sua rabbia nel constatare che l’amore non porta la salvezza, ma serve soltanto a dannarsi di più, motivo per cui non bisogna crederci.
Nota particolare per Waiting for 22, pezzo tutto arpeggiato delicatissimo ed emozionante come pochi altri, che sta in conclusione a I don’t believe in love e la collega alla successiva My empty room, in cui Nikki si chiede chi ora sarà al suo fianco. Questo interludio e’ un crescendo di arpeggi e voce che poi esplodono in un urlo che da’ inizio alla conclusiva Eyes of a stranger, un pezzo bellissimo e carico di atmosfere mutevoli che, mentre ci parla di Nikki (portato in ospedale per essere disintossicato) che si guarda e non si riconosce vedendo se’ stesso “da fuori”, ci crea una tensione dentro che esplode nel finale, quando tutti gli strumenti si confondono. Pezzi di tutto il disco vengono inseriti in questo caos e poi arriva il silenzio per farci capire che Nikki si è ricordato tutto, ma poi la sua mente è ceduta… poco dopo però qualcosa riparte, da qualche frammento rimasto Nikki ritrova un barlume di ragione, ma non riesce a capire cosa sia successo e prova a ricostruire di nuovo tutto come se si trovasse in una spirale senza fine. E’ passato solo un minuto dagli avvenimenti della prima traccia e tutto ricomincia…
Cosi’ il disco si conclude e a noi non resta che premere di nuovo il tasto play (siamo destinati a ripeterci come Nikki!).
Come vedete la storia è bellissima e si presta a tante speculazioni psicologiche e filosofiche. Io non ho insistito molto sulla parte strumentale perché è semplicemente impossibile da descrivere e preferisco che la ascoltiate da voi piuttosto che vi formiate un’idea sbagliata dalle mie descrizioni approssimate, spero però di avervi incuriosito e accattivato abbastanza…
Non so come altro dirvelo, per cui fatevi questo favore: non privatevi di “Operation: Mindcrime” !!! Basta infatti poco per amare questo disco, ed è impossibile toglierlo dalla vostra interiorità una volta che vi sarà entrato dentro. Quanti altri dischi conoscete capaci di una tale magia? Ora pensateci e poi ringraziate assieme a me i ‘ryche per questa grandissima opera…

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