Semplicemente fantastico! The Gathering Wilderness è un’opera eccellente in ogni suo aspetto, musica, grafica, professionalità. Ogni nota di questo capolavoro sembra attentamente studiata e allo stesso tempo simbolo di un’esperienza istintiva e primordiale. “Ci sono gruppi che sentono la musica come puro esercizio, e ce ne sono altri che invece la vivono nella tradizione, nella terra, nello spirito”. Queste parole, scritte dallo stesso Nemtheanga e contenute come bonus nella versione promozionale dell’album, rispecchiano perfettamente l’attitudine di questi musicisti.
Irlandesi di provenienza, mostrano il loro legame a quest’isola in ogni sfumatura del nuovo album che sa fondere ricordi antichi di grandezza, sacralità e conflitto. Il tutto è reso grazie a un connubio perfetto di stili musicali che rendono difficile la catalogazione di questo lavoro, tanto da considerarlo un unicum, senza possibilità di confronti precisi con altri brani di storia musicale perchè la personalità che ci mostra è davvero rara. Probabilmente questa originalità emerge perchè con quest’opera ci troviamo davanti a una musica scritta col cuore prima che con la mente e questo si riflette nelle sette tracce, tutte molto intense, che con il succedersi di marce nostalgiche e cariche di rabbia lasciano un gusto dolce amaro in bocca.
Uno dei mezzi più efficaci con cui nasce questa musica epica è sicuramente la voce di Nemtheanga (conosciuto anche per aver prestato la sua ugola ai rimpianti Void Of Silence), che può vantare di possedere uno dei timbri più espressivi e medianici che ci siano in circolazione. Ma questo misticismo vocale non basterebbe a rendere estremamente seducente l’album se ad accompagnare questi lamenti straziati non concorressero melodie tragiche, ipnotiche nel loro carattere tribale. Le tracce da nominare sono davvero tante, dalla quarta “End Of All Times” con il suo passo rallentato, la più malinconica di tutte le tappe toccate dall’album e sicuramente la più notturna, la quinta “The Coffin Ships”, un inno sciamanico capace di irretire nel suo procedere ritmato quasi a suon di tamburo, la sesta “Tragedy Birth” dove la voce di Nemtheanga si esprime in tutta la sua carica emotiva, diventando tramite di sensazioni forti, violente e in contrasto. Ma a prescindere dai singoli brani, “The Gathering Wilderness” va assaporato nell’insieme per riuscire a penetrare nel linguaggio oracolare usato dagli irlandesi.
L’atmosfera di tutto l’album suggerisce solo un confronto, “The Silent Enigma” degli albionici Anathema. Non tanto per lo stile, che si può dire totalmente diverso, ma per lo spirito selvaggio, arcano e insieme romantico che anima ogni melodia di questo lavoro. Un album quindi che si rivela molto intimo, sicuramente più adatto alle ore di solitudine, in grado di stimolare la riflessione e la scoperta di se stessi.
Potrebbero essere descritte molte altre visioni nate da questa musica emozionante, ma forse nessuno meglio di un loro conterraneo ha saputo esprimere l’immagine del turbamento spirituale che può provocare il contatto con queste note: “Il mio corpo era come un’arpa e le parole e i gesti di Lei erano come dita che ne accarezzassero le corde” (da J.Joyce, Gente di Dublino). Immaginate per un istante che quel “Lei” sia riferito a questa Musica e avrete capito il piacere che “The Gathering Wilderness” sa donare.

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