I Primal Fear del nerboruto Scheepers non hanno mai avuto velleità di alcun tipo. Sanno di non inventare assolutamente nulla e lo hanno sempre dichiarano apertamente, incuranti dei detrattori che ne hanno sempre sottolineato la scarsissima personalità.

Detto questo, il buon Ralf ha sempre presentato ai propri fan album di tutto rispetto, caratterizzati da un sound molto Judas Priest oriented e da non poche composizioni di qualità. La sua ugola, volontariamente improntata sullo stile canoro di un certo Rob Halford, ha sempre fatto la differenza all’interno dei tanti gruppi clone dei Priest. Anche a livello compositivo, comunque, i Primal Fear hanno sempre evidenziato una marcia in più rispetto al resto del carrozzone power di stampo melodico, improntando tutto il proprio stile sulla realizzazione di brani dal forte impatto musicale. Non fa eccezione, dunque, anche il nuovo pargolo di Scheepers e compagni, questo nuovissimo “New Religion” che esce a ben due anni di distanza dal precedente “The Seven Seals”.

Ora, chi conosce la band (o i Judas Priest del periodo più metallico) sa già cosa aspettarsi da un lavoro di questo tipo. Ottime melodie, riff ispirati, prestazioni dei singoli ineccepibili ed una valanga di metal classico e power melodico. Rispetto al passato, però, i Primal Fear iniziano ad utilizzare piccoli divertissement dal flavour sinfonico, assolutamente evidenti nella bellissima “Fighting The Darkness”, nell’altrettanto valida “Face The Emptiness” ed in “Everytime It Rains”, in cui compare la bella e brava Simone Simons degli Epica. Piccole (ma non troppo) incursioni in territori musicali diversi da quanto (ostinatamente) proposto dai nostri in passato, comunque sempre a proprio agio sui risvolti più classici e “cattivi” della propria proposta sonora. Lo stesso Scheepers, inoltre, sembra aver usato registri vocali più eterogenei e studiati, in grado di aggiungere una dimensione più completa e valorizzante all’intero platter.
Se la title track e l’arrembante “Blood In Your Hands” rispecchiano in pieno i dettami delle perfette power song d’impatto, “The Curse Of Sharon”, “The Man (That I Don’t Know) e l’avvolgente “Psycho” evidenziano, ognuna a proprio modo, un songwriting che si fa via via più eterogeneo ed elaborato. Niente di sconvolgente, per carità, ma quanto basta per donare nuova linfa alla creatura di Ralf Scheepers ed al loro ultimo ed interessantissimo disco in studio.

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