Tornano i Poverty’s no crime…e chi se ne frega direte voi!
In effetti la band tedesca non sempre ci ha fatto gridare al miracolo, pur sfornando un paio di ottimi album durante la loro decennale carriera. Peccato però, dato che durante l’ascolto di quest’album, come di tutti gli altri loro lavori, si apprezzano molti spunti notevoli.
La classe non è acqua, ma purtroppo i Poverty’s no crime non sono mai riusciti a concentrarla in un album che li consegnasse alla storia, o per lo meno che gli desse un posticino di fianco a più blasonati esamble.
Il prog da cui i nostri muovono è spesso infarcito di elementi melodic rock, altri vagamente power, altri più spiccatamente metal. Il tutto è miscelato con gusto e grande cura, ma la hit non c’è, se si eccettua la bellissima “The key of creativity” e l’intricata progtrack “Spellbound”, che dimostrano come , se solo si puntasse più alla qualità che alla quantità, questa ottima band potrebbe mietere davvero successi insperati e fino ad ora solo sfiorati.

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