Già con “Signify” i Porcupine Tree ci avevano preannunciato un progressivo cambio di rotta: dalle sonorità psichedeliche che caratterizzavano il primo “periodo” di vita della band, ci troviamo con “Stupid Dream” davanti ad un percorso caratterizzato da una maggiore concretezza rock, dove non mancano episodi sognanti tipici dei predecessori dell’album in questione.
Se la precedente release aveva ricevuto notevoli critiche positive dalla stampa specializzata, potete immaginarvi l’impatto che un album di frattura come “Stupid Dream” possa aver avuto: il disco a breve registrò il sold-out, divenendo in pochi anni uno di quegli oggetti del desiderio di fan e collezionisti (solo l’anno scorso la Lava Records ne autorizzò infatti la ristampa per soddisfare le migliaia di richieste del pubblico).

Non furono tuttavia solo rose e fiori in quanto, come già accennato prima, la frattura sonica col passato si accentuò in maniera palese attirando magneticamente anche critiche ben poco positive: i Porcupine Tree non erano più quella band psichedelica, sognante ed atmosferica che tanto piaceva ai fan di vecchia data. Vero, ma, come da sempre afferma il mastermind del gruppo Steven Wilson, i Porcupine Tree sono una realtà in continua progressione ed evoluzione, che lo si accetti o no, è stato così in passato e lo sarà sempre.
Come possiamo ben valutare, il cammino della band è stato un continuo e ripetuto successo, inutile quindi dire che il “cambio di pelle” dei Porcospini sia stata una spontaneamente provvidenziale quanto azzeccata mossa; comunque sia, eccezione fatta per questo “Stupid Dream” (in cui l’attenzione è focalizzata per tre quarti sulla/e chitarra/e di Wilson), quegli elementi, tanto adorati dai fan “vecchia scuola”, sono tuttora riscontrabili (seppur mutati nel tempo) nei capitoli discografici successivi.

Ciò che abbiamo sotto analisi è un cd che si discosta dal passato del gruppo per affacciarsi con coraggio ad una maggiormente diretta forma d’espressione musicale, “Stupid Dream”, infatti, ha dalla sua il pregio di contenere singoli di potenziale successo quali “Piano Lessons” e “This is no Rehearsal” per nominarne alcuni, tracce di puro e gradevole rock melodico; d’altro canto, non mancano i classici pezzi melanconici ai quali il gruppo negli anni ci ha abituato, come testimoniano “Pure Narcotic” o “Don’t Hate Me”, tutte canzoni che hanno segnato la carriera dei Porcupine Tree.
“Even Less” o “Stranger by the Minute” sono invece altre piccole gemme passate alla storia del personalissimo genere porcupin-iano, un genere in grado, in una decina d’anni, di convincere sempre più, grazie ad una creatività sconfinata e ad un gusto musicale sommariamente semplice ed efficace.
Inutile consigliare “Stupid Dream” agli estimatori delle sole più recenti creature dei Porcupine Tree, in quanto il suo pieno apprezzamento può avvenire al meglio tramite un ascolto cronologico, consequenziale, oserei dire corretto dell’evoluzione musicale dell’Albero del Porcospino.
Errato sarebbe consigliarlo come punto di partenza a chiunque volesse capire da dove viene questa formazione inglese: il motivo è il medesimo di un paio di righe fa. Per chi, senza mezzi termini, volesse invece svagarsi per un’oretta circa con un bel dischetto di rock melodico e discretamente progressivo, beh, siete fortunati: “Stupid Dream” è proprio ciò che stavate cercando…nonostante il sottoscritto ribadisca l’idea che un’entità come quella che va sotto lo pseudonimo di Porcupine Tree sia una di quelle da seguire passo-passo con costanza, curiosità ed attenzione sin dagli esordi.

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