Al bando l’esterofilia, da un pò di tempo a questa parte le soddisfazioni più grandi in termini musicali vengono proprio dal Bel Paese e dalla sua ricchissima scena underground; al punto che quando mi vedo recapitare il famoso pacchetto con i promo, non vedo l’ora di scartarlo e inserire il CD nel lettore. L’effetto sorpresa in questi casi è impagabile, e non ci sono top bands che tengano. Pare che ultimamente i gruppi nostrani, sopratutto quelli provenienti dal Sud Italia, ci abbiano preso gusto nel deliziarci con prodotti decisamente sopra la media, senza alcuna distinzione di genere. Cos’ dopo Fleven, Dewfall e Memories Lab, è la volta dei pugliesi Phaenomena. “Praise To Madness”, lo si evince facilmente dal titolo, altro non è che la trasposizione in musica dell’opera omonima di Erasmo da Rotterdam. Una gestazione durata anni, concretizzatasi in un lavoro autoprodotto ma con tutte le qualità per fare breccia nei cuori degli amanti del prog metal. Certo, debuttare con un concept sull’opera di Erasmo può sembrare a tutti gli effetti un vero e proprio elogio della follia, segno che caparbietà e ambizione non sembrano certo mancare ai Phaenomena, ma “Praise To Madness” è un disco suonato col cuore e si sente; così sussurrato nelle battute iniziali delle due intro, gradualmente incalzante col passare dei minuti che vanno dalla lunga “Overture” per tutto il resto dell’opera, che si assesta su un prog armonioso e decisamente keyboard oriented. Merito delle dita di Pasquale Barile, giovane tastierista fortemente ispirato allo stile arioso di Kevin Moore, capace di offrire un vasto campionario di suoni unito a una matrice melodica fuori dal comune. Non aspettatevi quindi contorsioni musicali ai limiti dell’umana sopportazione, né leziose fughe strumentali. “Praise To Madness” è uno di quei dischi in cui i fan di vecchia data dei Dream Theater troveranno tutti quegli elementi ormai sempre più rari nei lavori della band newyorkese; malinconia, flavour epico, atmosfere, splendidi arabesque di chitarra e tastiere. Ed anche quando il gruppo ingrana la quinta, come nella strumentale “Instrumad”, dimostra di non perdere mai coesione e senso della melodia. “Praise To Madness” è un disco coraggioso, ben suonato e ricco di atmosfere che potremmo definire sontuose. Un disco concepito su quei territori dove avevamo lasciato i Dream Theater nel lontano 1995 e che una volta tanto, trasmette emozioni in abbondanza senza cadere in banali esercizi di stile. Praticamente, il sogno di ogni vero prog metaller. Consigliatissimo.

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