Secondo demo dei trentini Pestilenza, gruppo nato nel lontano 1996 grazie alla passione per il metal dei fratelli Fabio e Willy, rispettivamente batterista e bassista, a cui si aggiungono il cantante “Nemo” ed il chitarrista Frank. Dopo aver dovuto affrontare vari cambi di Line-up ed aver registrato, nel 2003. il primo demo omonimo, il gruppo trova una formazione stabile grazie all’ingresso del cantante Stefano e del chitarrista Andrea. Dopo aver affrontato una lunga, estenuante ma molto produttiva gavetta live, il gruppo comincia a comporre dei brani più articolati e maturi, prima di rinchiudersi in studio per dare alla luce il secondo demo che mi accingo, con immenso piacere, a recensire. Chiunque pensi di trovarsi tra le mani un album calmo e tranquillo si sta sbagliando in maniera spropositata: il sound dei Pestilenza è un Thrash old-style miscelato con l’Hardcore americano, anche se in molti punti il loro stile mi ha fatto tornare in mente i vecchi fasti dei mitici e, compianti, Pantera. Ma lasciamo che sia la musica a parlare. Dopo un intro che sembra una vera e propria chiamata alle armi, il gruppo parte subito in quarta con una serie di brani che hanno la potenza devastante di un treno impazzito e senza freni che viaggia a velocità folle su un binario morto, “Take The Place”, “Fire Of Me”, “Serial Killer”, “Blood No More”, caratterizzato da un intro molto cupo che mette veramente i brividi, “”Hard Core No Die”, un vero inno all’Hardcore caratterizzato da dei chorus creati appositamente per essere letteralmente urlati in sede live, “Bla Fucking Bla”, un vero inno alla ribellione contro chi ama sparare “c*****e” a tutto spiano, “Lies”, brano che alterna delle parti melodiche, cadenzate e quasi claustrofobiche ad altre molto cattive e tirate, “Criminal Sadism” e “Stayer In Blood”, delle autentiche mazzate sonore caratterizzate da suoni grezzi, tempi medi, riff rocciosi, assassini ma mai monotoni e scontati e dall’ottima prestazione vocale del singer Stefano, le cui tonalità sembrano un mix letale tra Lemmy, Tom Angelripper e, soprattutto negli acuti, John Tardy. Come bonus track il gruppo esegue una versione alternativa del brano “Serial Killer” ed una traccia video di “Ultimate” che dimostra quanto questa band possa essere devastante in sede live. Per concludere posso solo dire che questo è un gruppo che merita attenzione anche se qualcuno potrebbe dire che la loro proposta musicale è scontata e non aggiunge nulla di nuovo al già sentito. Io potrei rispondere a costoro che non bisogna assolutamente inventare qualcosa di nuovo per essere degli ottimi artisti, basta cercare di evitare gli inutili scopiazzamenti che molti gruppi amano fare ultimamente. E devo ammettere che, in un certo qual modo, i Pestilenza ci sono riusciti, dato che in alcuni punti riescono a prendere le distanze da qualunque stile musicale esistente. Non resta che aspettare il loro debutto per un’etichetta per poter valutare in pieno il loro valore.

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