Dopo un periodo di silenzio piuttosto lungo, sono passati infatti ben quattro anni dal precedente “Not Of This World”, i Pendragon tornano con un nuovo disco proprio nel loro ventesimo anno di attivita’. Se il precedente lavoro aveva un tono molto intimista rispecchiando i problemi personali di quel momento di Nick Barrett (disco che gli frutto’ anche un premio come migliore chitarrista progressive del 2001), in “Believe” si cambia ancora, il buon Nick non se l’e’ passata bene neppure in questi ulteriori anni (sul sito ufficiale vengono menzionati problemi economici susseccivi al divorzio per il quale ebbe la precedente “crisi” sfociata nel disco “Not Of This Earth”). Descrivere un disco dei Pendragon pero’ rimane ugualmente un piacere per ogni recensore di musica sia progressive che piu’ generalmente rock, il gruppo che annovera tra le sue fila l’ottimo Clive Nolan ci ha abituati da troppo tempo ad uscite discografiche sempre eccellenti e non e’ certo arrivato il momento di smentirsi.
“Believe” e’ un insieme di canzoni che, fin dalle prime note, si presenta curatissimo sotto ogni aspetto primo fra tutti, ovviamente, quello musicale; apre le danze la title track, una specie di intro dai netti sapori folk-celtici; Barrett lascia subito vedere quelle che sono le premesse principali del disco con la bellissima “No Place For The Innocence” aperta da un riff tanto semplice quanto affascinante. Se le premesse sono queste potete ben capire che ci sono tutte le carte giuste per un lavoro di alto livello come da tradizione Pendragon, e in effetti cosi’ e’ continuando l’ascolto che prosegue con la evocativa “The Wisdom Of Solomon” forse uno degli episodi migliori dell’intero disco. Un brano articolato che riprende come incipit quella vena folkeggiante presente nel brano d’apertura, inserendo poi delle parti di chitarra acustica veramente da brivido. Da segnalare in particolare lo stato di grazia di Barrett in ambo i ruoli che ricopre, la sua voce spesso roca e’ emozionante, invece il suo lavoro alle chitarre e’ di altissimo livello come sempre, un mix veramente difficile da equiparare ad altri tanta e’ la perizia e il sentimento che il buon Nick ci mette.
Appena ci si riprende dallo spettaccolare assolo della precedente canzone, si viene proiettati nella lunga suite “The Wishing Well”, una composizione divisa in quattro parti, che rappresenta nella sua completezza il cuore pulsante del disco. La prima parte acustica ed eterea lascia il posto ad una ballata di rara bellezza come “Sou’ By Sou’west”, toccante momento intimista impreziosito da un crescendo orchestrato come meglio era impossibile fare. La suite si anima progressivamente fino ad arrivare alla parte centrale di “We Talked” che mette in mostra l’anima piu’ dura dei Pendragon ricca sempre di mille sfaccettature mai troppo evidenti da stonare con il resto pero’. Il compito di chiudere questa lunga cavalcata e’ affidata a “Two Roads” che si presenta come il compendio ideale alle idee lanciate con i primi tre “movimenti” se cosi’ li possiamo chiamare. Il disco viene concluso prima con la non troppo incisiva “Learning Curve” (impreziosita’ pero’ dal solismo di Barrett sempre di altissimo livello) poi con la lunga, malinconica “The Edge Of The World”.
Questa ultima canzone merita un discorso a parte, un testo particolarmente ispirato si interseca perfettamente con l’anima acustica dei Pendragon e in particolare di Nick Barrett, questo e’ un brano stupendo degno di essere annoverato tra i migliori, a mio modesto parere ovviamente, dell’intera produzione dei Pendragon. Migliore chiusura quindi non poteva esserci per un disco che ha un po’ tutte le carte in regola per essere ricordato tra le migliori uscite dell’anno non solo in ambito progressive rock ma in senso alquanto generale. Certo il tono del disco nella sua interezza e’ improntato sulle caratteristiche piu’ acustiche del gruppo ma la qualita’ media delle canzoni e’ talmente alta che ogni tentativo di mitigarne il giudizio appare pretestuoso.
Dal canto mio porto un giudizio non da fan del progressive (quale, pur apprezzando molto certe cose del genere, non sono) ma da appassionato dei Pendragon, da fan (qui si) di Nick Barrett e di quell’eccellente musicista che e’ Clive Nolan (da non perdere i suoi lavori in duetto con il figlio d’arte Oliver Wakeman). Il consiglio e’ ovviamente di comperare questo gran bel disco e di godere appieno di ogni singola sfaccettatura di quello che e’, per chi scrive, uno dei piu’ bei lavori musicali dell’anno.

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