Questo disco dei Paradise Lost e’ destinato, ancora una volta a dividere critica e pubblico, l’ennesimo passo del gruppo nella direzione intrapresa con l’ormai datato “One second”. Se “Host” e’ stata una eccezione piuttosto negativa (a mio avviso ovviamente) della loro discografia, il precedente lavoro, “Believe in nothing” ha riportato qualita’ e convinzione nelle composizioni di Holmes e soci, pero’ non ha riportato il gruppo lì dove i fans lo vorrebbero, ovvero sulle coordinate dell’eccellente “Icon” e dell’altrettanto ottimo “Draconian times”. Il disco in questione, preso a se stante, e’ un’ottimo lavoro, pregno di quelle sonorita’ che hanno fatto la fortuna di questo gruppo e di tanti altri simili, quali Sentenced, Amorphis e altri, migrati da un death metal (neanche troppo melodico) degli esordi, fino a giungere a sonorita’ vicinissime a certo gothic metal piu’ deciso e potente.
Le canzoni sono tutte piuttosto buone, a volte riesumano la potenza e l’impatto tipico del Paradise Lost dei tempi passati, ma a farla da padrone e’ la nuova (relativamente) direzione e le canzoni potrebbero tranquillamente far parte dei tre dischi precedenti. Se da un lato questo puo’ far piacere ad alcuni, altri la penseranno in modo differente, io ad esempio preferirei riascoltare Mackintosh tornare a macinare riffs possenti e cupi come in pochi sono riusciti a fare, preferirei ascoltare di nuovo un Holmes versatile e dalla grande personalita’ piuttosto che un cantante anonimo e scontato come quello che e’ ora.
Inutile che qualcuno cerchi di trovare delle attenuanti, i Paradise Lost attuali sono bravi a fare quello che fanno, ma fanno parte di quella serie di gruppi che hanno un passato ingombrante con il quale confrontarsi, un passato spesso scomodo magari, ma pur sempre presente e nella memoria di chi segue questi gruppi dagli inizi della loro carriera. Non capisco perche’ se i Metallica meritano di essere accusati di tradimento i Paradise Lost dovrebbero essere immuni da tale critica, perche’ e’ questo che si legge “in giro”. Personalmente non ritengo traditori nessuno dei due gruppi, cosi come non lo sono altri che intraprendono la strada del cambiamento, sono persone che hanno preso la loro decisione e la portano fino in fondo, per motivi loro che noi non possiamo sindacare. Possiamo, pero’, giudicare il loro operato, e per me questo operato e’ negativo, i nuovi (relativamente ormai) Paradise Lost non mi dispiacciono piu’ di tanto, hanno mordente e suonano innegabilmente bene, pero’ i loro lavori migliori sono altri, che poi il trend attuale ci dice che suonare gothic fa piu’ “figo” che suonare death metal o, piu’ semplicemente, heavy metal, questo e’ un’altro discorso.

Io mi tengo “Icon”, “Draconian times” e anche il piu’ vecchio “Gothic”, altro genere sicuramente, ma dischi con piu’ personalita’, piu’ attitudine e piu’ sostanza, i Paradise Lost attuali sono luccicanti, appetibili dal grande pubblico, ma immancabilmente sono piu’ “finti”, piu’ adattati, piu’ vicini a quello che vuole il pubblico rispetto a quello che suonavano in precedenza. Allora la musica cos’e’? Arte o commercio? A voi la sentenza, per ora rimane solo questo buon disco di gothic.

Vincenzo “The Jack” Tiziani

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