Avevamo lasciato gli Scozzesi Pallas nel 2003 con il doppio album dal vivo “The Blinding Darkness” e finalmente ritornano due anni dopo con un nuovo album, “The Dreams Of Men”.
Il gruppo non si è mai contraddistinto per una musica originale e personale; ciò però non mina assolutamente il gusto e la buona resa dei brani, soprattutto dal vivo.
“I sogni degli uomini” è strutturato come se fosse una piccola rappresentazione teatrale, particolarmente azzeccata la copertina in tal senso, in cui Alan Reed ne è il fulcro e narratore.
La sua voce, calda e sensuale, rende appieno l’atmosfera dei singoli pezzi.

D’altronde i brani sono per lo più lunghi e non essendo particolarmente elaborati riescono ad essere ascoltati con molta facilità.
La musica è piuttosto lineare, e se vogliamo anche prevedibile. Nonostante queste limitazioni i brani piacciono. Non troviamo un solismo eccelso e i ritmi sono decisamente calmi e sognanti.
I Pallas puntato tutto sul lato puramente melodico attraendo con la dolcezza e la tranquillità, come a dire che la buona musica è semplice e naturale.
Bellissima a questo riguardo “Ghostdancers”, in cui veniamo ammaliati da un mielosissimo violino e da una sognante melodia, mentre è ricca di sentimento la pinkfloydiana e strumentale “Northern Star”.
Degna di nota anche l’iniziale e orchestrale “The Bringer Of Dreams”, sufficientemente accattivante e coinvolgente.
Il lato più progressive del combo scozzese lo ritroviamo, invece, nella carina “Too Close To The Sun”, con tastiere di sessantiana memoria, mentre il lato più rockettaro ci viene presentato in “Messiah”, cui punto di forza risiede nell’ipnotico giro di basso di Graeme Murray.

Sicuramente non si grida al miracolo ma i soldini vengono ben spesi con questo “The Dreams Of Men”. I Pallas si confermano quindi un valido gruppo che sa intrattenere con gusto e intelligenza.

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