I Pain sono il side project elettronico di Peter Tagtgren (famoso per i suoi Hypocrisy e per i celeberrimi “Abyss studio”) giunto ormai al terzo album, il primo distribuito ufficialmente in Italia dopo il grosso successo riscontrato nel nord Europa.
“Nothing remains the same” e’ il disco piu’ convincente pubblicato finora da questa one man band (gia’, perche’ Peter scrive, canta, suona tutto e si produce anche!) e va ad inserirsi nella lista dei piu’ riusciti esperimenti di commistione fra elettronica e metal (rispetto ai due dischi precedenti, che erano piu’ “elettronicamente industrial”, c’e’ una forte spruzzata di elettro dark ottantiano, e i risultati sono decisamente felici). Gli undici pezzi che compongono questo album sono infatti delle sfuriate dove schitarrate energeticissime si affiancano ad un mare di samples ed a venature di synth mentre Peter declama (con voce pulita!!) testi sui piu’ svariati argomenti (dalla morte alla droga) con un cinismo devastante. Il risultato e’ davvero riuscito, un pezzo come “Shut your mouth” (primo singolo estratto dall’album) e’ fatto appositamente per intrufolarsi nella vostra testa e farla scuotere furiosamente mentre canticchiate l’accattivante ritornello, cosi’ come non puo’ non avere un effetto “additivo” sull’ascoltatore anche la furiosa opener “It’s only them” (in cui un tappeto di elettronica riesce a rendere ancora piu’ aggressivi i “chitarroni” e la voce pulita, ma decisamente grintosa, di Peter).
Non tutto l’album si muove su queste coordinate pero’, basti pensare a “Just hate me”, che si potrebbe quasi considerare come il “lento” della situazione (non e’ una ballad ma in qualche maniera ha un’atmosfera simile), peccato che il testo parli di qualcuno che si rivolge alla sua spasimante dicendogli “vorrei che tu mi odiassi perche’ tutto sarebbe piu’ semplice… mi fai schifo e comunque non ti perdi niente con me, perche’ io sono solo un figlio di puttana, per cui odiami!”.
Riuscitissima poi la cover di “Eleanor Rigby” dei Beatles, facilmente riconoscibile ma rielaborata in puro stile Pain. In questo brano tra l’altro fa la sua comparsa anche un’ orchestra d’archi che ha accompagnato Peter qui e in altri due pezzi (il “riflessivo” e futuristico “Injected paradise” e l’atmosferico “Fade away” che chiude il cd). Ma potrei citarvi anche altri brani (come per esempio la poderosa “Close my eyes” dal ritornello urlato o la piu’ delicata “Expelled”), visto che questo e’ uno di quei dischi che si lasciano ascoltare nella loro interezza senza far mai venire la voglia di premere il tasto skip…
Interessante e’ anche la traccia dati che contiene il video di “Shut your mouth”, molto ironico e divertente (un alieno atterra nel giardino della casa di Peter, motivo per cui il nostro Tagtgren viene interrogato da un’apposita giuria, per poi tornare casa e trovare l’alieno che si e’ stabilito li’). Ho letto varie interviste, tra l’altro, in cui Peter afferma che i Pain sono abbastanza conosciuti nel nord Europa (soprattutto in Scandinavia) e la’ questo video appare spesso sulle reti musicali, grazie al fatto che i Pain sono ascoltati anche da molta gente che col metal ha poco a che fare. Personalmente gradirei parecchio vedere i Pain su Mtv e simili, penso che la loro musica dura ma orecchiabile possa mietere molte vittime, e quando un gruppo sincero si diffonde non puo’ che far bene ad orecchie abituate al solito fenomeno da baraccone del momento (magari poi ci si incuriosisce e si scoprono altre realta’)…

Giunti a questo punto non c’e’ molto altro da dire, per cui se non disdegnate l’elettronica e i brani “catchy” io vi consiglio caldamente questo cd, che potra’ piacere un po’ a tutti, dagli amanti del gothic a quelli che ascoltano musica estrema. “Nothing remains the same” e’ infatti una miscela esplosiva e anche se forse fra qualche mese non lo riascolterete con lo stesso vigore iniziale, tuttavia finche’ l’infatuazione dura e’ una gran goduria… E bravo il nostro Peter!!!

Sauro Bartolucci

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