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C’è l’amore, quello intenso, sicuro e duraturo, che non muore mai. L’amore che diventa parte di te, che ti accompagna per una vita intera senza deluderti mai. E poi c’è l’amante, quella che ci vai solo a letto, che ti conquista per un’idea, l’amante passionale e coinvolgente di cui però non puoi fidarti, quella che inizialmente ti prende e le dedichi più tempo, l’amante che usi solo per i tuoi fini, che ti stuzzica e ti diverte.  Per Peter Tagtgren, ormai pigmalione della scena estrema svedese, gli Hypocrisy raffigurano il vero amore mentre il prodotto ‘Pain’ rappresenta l’amante. Lui usa questo progetto  per le sue idee sperimentali, per divertirsi amalgamando altri generi, per rendersi più visibile e noto sulla scena mondiale. Proprio come una vera amante, andandoci a letto, per i primi tempi i Pain, con passione e con grandi idee, hanno sviluppato dischi nuovi ed interessanti e ricordo i tre bellissimi capolavori della band di Stoccolma come  ’Nothing remains the Same’, ‘Dancing with the Dead’ e ‘Psalm of Extinction’ ; proprio come una vera amante, Peter ha dedicato molto tempo alla band, ha confezionato video a ripetizione, si è divertito rappresentando allegorie e metafore stravaganti, ha  stuzzicato critica e fans aprendosi ad un pubblico più vasto e promuovendo maggiormente se stesso.

Oggi a tre anni dal mediocre ‘Cynic Paradise’ è ancora così, è l’amante a tenere il banco. Nulla di nuovo. L’ultimo  ’You Only live Twice’, nel complesso, è sicuramente un lavoro ben suonato, ben arrangiato e ben prodotto, sufficientemente divertente, molto semplice, scorrevole, dove il marchio di fabbrica Industrial dei  ’Pain’ è facilmente riconoscibile. Sostanzialmente, segue di pari passo il precedente album sia sotto il profilo melodico che armonico, per capirci, sono evidenti le somiglianze acustiche di qualche pezzo alla popolare e trascorsa song  ’Follow Me’ . ‘You Only live Twice’ purtroppo è anche pieno di motivetti vincenti e ritornelli dal clichè ‘Pop’ a volte molto banali, è pieno di tastiere e synths quasi techno anche se supportati da chitarre di stampo groove che richiamano in minime dosi Death/Thrash ed Hard Rock. Purtroppo anche le linee vocali sono prevalentemente pulite e  nonostante qualche ‘scream’ alla Mr. Tagtgren di altri contesti, si è limitata l’estremizzazione dando spazio all’orecchiabilità, rendendo il tutto facilmente adattabile e cantabile anche per i teenagers. Le piste degne di qualche nota sono l’opener ‘Let Me Out’ , ‘Dirty Woman’, ‘The Great Pretender’ e ‘Leave Me Alone’ (cover dei Sonic Syndicate) che a differenza delle altre songs supponibili e piatte, sono più veloci, imprevedibili, ritmate ed un tantino più articolate. In sintesi ‘You Only Live Twice’ è un disco che supera di poco la sufficienza, dalle poche aspettative tecniche, dalla poca profondità ma dritto e conciso, che può donare un po di freschezza estiva, ma che non elettrizza più di tanto. Esiste anche la versione  ’You Only Live Twice Deluxe’, con doppio CD, compreso di brani mixati e qualche pezzo live. Questo Full – Lenght è consigliato agli appassionati del nuovo corso dei Pain, a chi ricerca un po di superficialità musicale, a chi vuole svagare e cantare a squarcia gola con leggerezza e  senza pretese.

Peter Tagtgren da qualche anno ha trovato questo tipo di stabilità con l’amante ‘Pain’, e tutti sappiamo che quando si è statici e continui per un lungo periodo con l’amante,  non potendo fidarci e non essendo l’amore vero, inevitabilmente si attraversa un periodo calante della storia. Come si dice: ‘Un’amante cessa d’esser tale quando comincia a stirarci le camicie’ e forse sarebbe meglio per Peter Tagtgtreen e per il suo blasone estremo ritornare al suo vero amore…

 

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