Il bello di fare lo “scribacchino” del metal è che si viene in contatto con tanta musica altrimenti nascosta, sommersa e schiacciata dai grandi nomi che dominano la scena, senza possibilità di giungere ai nostri padiglioni auricolari.
Questo comporta vantaggi o svantaggi, poichè nonostante tutto molto dischi sono ancora oggi assolutamente passabili. A volte però per fortuna capita ancora di essere colpiti per la bellezza di un album proposto da un combo mai sentito e mai visto su riviste o nei negozi.
Il caso dei P.A.I.N. Management è per fortuna il secondo. Che bravi che sono questi ragazzi! La loro proposta è difficilissima da collocare in uno dei canonici sottogeneri metal, andando ad attingere dalla passione dei cinque, il Prog Metal, ma confondendosi poi nel Classic e soprattutto a tratti nel Death, con brani che ci riportano con la mente ai primi Dark Tranquillity.
un mix bilanciatissimo e ben riuscito, in cui il dolore presente nei testi è benissimo rappresentato emotivamente dalla voce roca del singer Markus, che si diletta in cambi di tonalità repentini che danno un ancor più marcato significato alle singole song.
Dunque un mix si diceva, che fa passare da attimi di smarrimento e tristezza profonda, in cui un organo suona in sottofondo su chitarre ritmate e controllate, gravi e pesanti quasi doom (“Bleed Forgiveness”) a sezioni power, in cui l’headbanging è assolutamente d’obbligo, e in cui anche il sottoscritto ha faticato a stare fermo durante i ripetuti ascolti.
E tra il doom e il power ci sono tutte le sfumature intermedie, passando spesso e volentieri dal già citato Progressive, che impera in modo disarmante e quasi pacchiano nella song d’apertura, ” I Disagree” , a dire il vero il pezzo più debole dell’intero lavoro, poichè svia l’ascoltatore verso lidi che in realtà sono solo leggermente sfiorati ( gli arpeggi sono decisamente Dream Theateriani) nel corso del disco.
Punti alitissimi invece sono song quali “Arpeggio”, che sembra riportare in vita il sound dei P.O.D. di “Satellite”, con un tocco di cattiveria in più, o “Open Knife”, che tra un inizio Metallichiano e un mid-tempo cadenzato riesce poi ad aprirsi in un cantato sentitissimo, roco e disperato, che attanglia la gola dell’ascoltatore colpendolo poi in maniera decisa. Splendida prestazione qui del singer che si spinge fino a tonalità che trovano solitamente casa nel più puro Death metal scandinavo, alternandole a spezzoni clean accorati e drammatici.
E poi ancora: volete il pogo, l’aggressività: beccatevi “Instrumental”, tre minuti di velocità e cattiveria, basato su un ritmo deciso dalle tastiere e accompagnato dalle chitarre e dal drumming.
La qualità migliore di questa bella novità musicale è la padronanza e la decisione che i membri, nessuno escluso, mostrano in ogni frangente, bilanciando tutte le loro idee, e non sono poche, in maniera impeccabile, non cadendo mai nell’errore di voler far troppo o mettere troppa carne al fuoco, giocando anche su effetti sonori che vanno dall’organo alle sirene, dai sinth agli effetti rumorosi di vario genere.
Un consiglio? Su internet diversi store questo cd lo propongono a basso prezzo: non lasciatevelo scappare.

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