Dopo un breve periodo in cui la carriera di Ozzy non sembrava potesse decollare definitivamente, ecco che a sorpresa esce quello che per molti rappresenta uno degli album culto del madman, ovvero il bellissimo “No More Tears”. Tutto in questo album è stato studiato, suonato ed interpretato nel migliore dei modi e ogni canzone ha indiscriminatamente il potenziale di un hit single.
L’ottima produzione mette in risalto anche il grande lavoro dell’axeman Zakk Wylde, che aveva già debuttato nel precedente “No Rest For The Wicked” e che aveva dato inizio alla terza era della fortunata carriera solista di Ozzy. Con questo album Zakk si consacra come uno dei chitarristi più carismatici ed influenti: i suoi potenti riff e i suoi grandiosi assoli, ricchi di melodia e ottimo gusto, come si possono benissimo valutare ad esempio nella fantastica “S.I.N” (ovvero Shadows In The Night) aggiungono un grande valore ad un album che può vantare rarissimi momenti di calo emotivo.
Basti pensare a canzoni come “I Don’t Want To Change the World”, “Mama, I’m Coming Home” e la stessa titletrack, che contengono melodici e geniali chorus, facilmente assimilabili e che hanno portato molti riconoscimenti da parte del pubblico e premi dalla critica.
Il punto forte di questo album sono soprattutto le ballad, come la già citata “Mama, I’m Coming Home” oppure la conclusiva e bellissima “Road To Nowhere”, dove la voce del madman è praticamente perfetta per l’atmosfera che riescono a creare.
In alcune canzoni Ozzy si avvale anche della preziosa collaborazione del grande Lemmy, e tra queste citerei la bellissima “Hellraiser”, tra l’altro eseguita anche dagli stessi Motorhead nel loro “March Or Die”, mentre in “No More Tears” viene anche fatto uso di grandi orchestrazioni, che, nonostante contribuiscano ad alimentare alcune accuse di “commercializzazione”, aggiungono la giusta dose di drammaticità ad una song praticamente perfetta.
Questo fortunato periodo non era comunque immune alle insensate dichiarazioni del madman che minacciava il ritiro dall’attività live, intitolando il tour dell’epoca con l’inequivocabile titolo “No More Tours”… Ma fortunatamente per noi questo album avrà altri seguiti (e altri concerti, tra i quali l’inevitabile reunion di Ozzy con i vecchi amici/nemici Black Sabbath), forse meno ispirati e coinvolgenti ma che comunque prendono a larghe mani il discorso iniziato con questo grande album.

Sperando che Mtv non ci distrugga per sempre questo mito dell’heavy metal, aspettiamo con grande attesa un nuovo lavoro in studio, anche se per battere questo album ci sarà da faticare parecchio.

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