A distanza di sei anni dal precedente Down To Earth l’intramontabile Ozzy Osbourne ritorna in studio con Black Rain, album coerente con il precedente ed energico, ancora pieno di vita, nonostante molti pezzi siano carenti di creatività e melodie innovative.
Diciamo che per una fan di Ozzy quale sono è impossibile non ringraziarlo per questo regalo che ci fa, a quanto pare il suo primo album inciso interamente da sobrio!
L’emotività che lo contraddistingue da sempre nel canto è ancora presente, ma l’eccesso di storpiatura della voce in alcuni brani fa perdere questo aspetto, il quale a mio avviso è fondamentale in quanto sigla la musica di Ozzy e la solleva dall’anonimato. Le tematiche che vengono proposte nel disco sono anch’esse ancora tipicamente Ozziane, alternando infatti passaggi di riflessione e critica sociale a messaggi per il suo pubblico, in cui descrive se stesso, riassume il passato, promette il futuro. Andiamo però con ordine.
La prima canzone, Not Going Away, a mio avviso è anche la migliore del disco: Ozzy convince, arriva al cuore di tutti noi e ci rassicura che continuerà ad esserci, a cantare; il tutto seguendo una melodia originale ma orecchiabile e trascinante allo stesso tempo.
Simile è il messaggio lanciato in I Don’t Wanna Stop, la quale purtroppo però risulta una traccia mediocre perché la voce è pesantemente storpiata e la struttura musicale banale e anonima. A dire il vero assomiglia molto per ritmo, voce, e le brevissime riff a Facing Hell, del precedente Down to Earth. Poi arriva Black Rain, che dà il titolo all’album, e ritrova Ozzy in piena forma creativa. Canzone molto ben concepita nei passaggi e con qualche accenno di melodia che esula dal metal e sembra quasi orientaleggiante; significativo e complesso il testo.
Una piacevolissima pausa viene offerta dalla quarta canzone, Lay Your World On Me, ballata Ozziana classica, cantata con emozione e buona voce, che delizia i fan perché è il momento romantico, di poesia senza melensaggine, che Ozzy concede sempre nei suoi album.
Si riprende il ritmo con il pezzo più lungo e apertamente critico dell’album: The Almighty Dollar. Quasi sette minuti, ancora una volta la voce è troppo modificata per i miei gusti, tuttavia il testo coinvolge, la carica polemica si avverte bene e il pezzo piace sin da subito.
Le successive tre canzoni Silver, Civilize the Universe e Here for You hanno più il sapore del riempitivo e non rimangono impresse. Here for You si distingue un pochino in quanto è un’altra dolce ballata in cui Ozzy ha sempre ottimo gioco, però bisogna aspettare le ultime due tracce Countdown’s Begun e Trap Door per riconquistare un po’ di originalità e verve. Soprattutto Trap Door dà una sferzata finale di energia e chiude in bellezza un album che non verrà probabilmente ricordato come uno dei migliori di Ozzy, ma che ci rende felici, perché lui c’è, ha voglia di restare e di regalare ancora, perché l’anima, la voglia di vivere e stravolgere sono ancora lì immutati.
“After all I’m still crazy…..”

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