È un’impresa scrivere questa recensione, una di quelle che ti mettono in difficoltà perché non capisci dove la band autrice del disco che hai in mano voglia andare a parare. E i giapponesi Outrage sono così, un colpo al cerchio ed uno alla botte, per far contenti un po’ tutti. Se questo potrebbe essere visto come uno scendere a compromessi, in realtà il risultato è spettacolare, ben oltre le aspettative! Ma andiamo con ordine. Questi fantomatici Outrage, tutto sommato abbastanza sconosciuti dalle nostre parti, nascono addirittura nel 1982 ed arrivano nel 2009 al ragguardevole traguardo del decimo album in studio, ovvero questo splendido “Outrage”, prodotto nei rinomati Fredman Studios di Gothenburg sotto l’ala protettrice del guru Fredrik Nordstrom. Ma che cosa suonano gli Outrage? Beh, thrash, ma con qualche distinzione. Innanzitutto è da dire che la musica del quartetto nipponico si divide, sostanzialmente, in due: thrash e rock. Le due anime portanti di questo disco autointitolato vengono spesso e volentieri fuse e mescolate, anche in maniera impercettibile, ma si può dire che l’album stesso si divida in due, con canzoni che pendono dall’una o dall’altra parte della bilancia. Bordate come “Rise”, “Terrorizer” e “You Care? I Don’t Care” sono veri e propri assalti all’arma bianca, mentre brani quali “Shine On”, “Reign” e “Until You Are Dead” ricordano molto da vicino l’approccio degli Audioslave/Soundgarden, con la voce di Naoki Hashimoto in prima linea a far sempre e comunque il bello ed il cattivo tempo.
Quello che impressiona, in effetti, oltre all’indiscusso valore del songwriting, sono i suoni dati dalla produzione di Nordstrom: limpidi e puliti, ma al contempo taglienti e violenti dove serve. Un lavoro che soltanto un esperto professionista del settore poteva svolgere.
Eppure, nonostante il cervello mi dica di bocciare irrimediabilmente questa band, la cui scaltrezza le ha permesso di includere in un solo album due generi così distanti al solo scopo di accontentare il pubblico, il cuore mi dice che “Outrage” è un gran disco, di quei capolavori underground che mai spopoleranno, ma che occuperanno sempre un posto di rilievo nelle collezioni degli appassionati alla musica metal di prima qualità. E non importa se questi quattro giapponesi non più giovanissimi sono dei ruffiani, quello che conta veramente è che, dopo ventidue anni dal loro primo album, siano in grado di sorprendere con un sound pazzesco e assolutamente adatto ai giorni nostri.
Insomma, un lavoro del genere non si sente tutti i giorni ed i Nostri non raccoglieranno probabilmente mai ciò che di buono hanno seminato con questa loro ultima uscita, ma è importante sapere che esistono ancora band in grado di sfornare ottimi dischi dopo una carriera così lunga e non di vivere soltanto del proprio passato. Avanti così!

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