E da poco uscito il nuovo album di Oliver Hartmann ed Heavy-Metal.it è corso subito ad intervistare questo grande e disponibilissimo personaggio. A voi tutti buona lettura!

Benvenuto nelle pagine di H-M.it
Ciao Vincenzo, anche a me fa piacere scambiare due parole con te!

Oltre al nuovo “Home” ho riascoltato di recente “Out In The Cold” e adesso mi devi rispondere: come si fa a fare un disco in cui è difficile trovare anche solo una canzone che non ti piaccia?
Ti ringrazio molto per le tue parole e sono felice che entrambi i dischi ti siano piaciuti così tanto!
Poiché la creatività non è mai costante ed uguale so perfettamente quanto sia talvolta difficile scrivere canzoni per un album senza avere la sensazione che un paio di esse possano essere un po’ sottotono. Né posso dire di non attraversare momenti di scarsa cretività o di poterli prevedere, solo cerco di evitarli prendendo tempo sufficiente per la composizione e l’uscita di un nuovo album finchè non sono soddisfatto del risultato, almeno per il momento.
Per entrambi i dischi “Out In The Cold” e “Home” di sicuro ho avuto un sacco di idee ma anche canzoni che avevo la sensazione che mancassero di qualcosa, che non suonassero bene, che non si sposassero bene con le altre o semplicemente che non fossero buone come le volevo così nessuna di queste è arrivata alle fasi finali di produzione e mixaggio. Riscrivere qualche canzone, anche se sicuramente farà saltare tutti i piani, penso che che sia la cosa migliore da fare per raggiungere il tuo obiettivo finale. Io cerco sempre di fare del mio meglio ma, alla fine, l’ultima parola spetta a voi ascoltatori, è per questo che sono davvero felice quando ricevo commenti come il tuo.

“Home” è per me un gran bel disco e francamente non ho capito alcune delle considerazioni che sono state fatte in proposito: anche per te i due album hanno così tali differenze nel sound e come approccio mentale/generale da generare le “critiche” mosse?
Non penso che gli album siano così differenti e a dispetto di molte recensioni ritengo davvero “Home” un passo ulteriore in avanti e migliore del precedente. Forse è un po’ meno AOR, più moderno e leggermente più ruvido e duro di “Out In The Cold”, probabilmente perché l’ho registrato con le persone con le quali mi esibisco. Era importante per me coinvolgere tutti i componenti del gruppo, cosa che secondo me ha portato ad un suono più “live” e da band. Forse il songwriting su “Home” è più vario di quello del mio primo disco visto che mi ero dedicato a cose differenti, ma tutto sommato suona come volevo che Hartmann lo volesse fare suonare. Voglio dire, questo è esattamente ciò che mi piace nella musica: combinare differenti stili ed influenze ma pur sempre con la tua identità. E questo è esattamente quello che ho fatto su “Out in the cold” e anche su “Home”.
E’ sempre la stessa cosa: quando ti sei presentato con un nuovo lavoro come Hartmann ed un disco come “Out In The Cold” che ha avuto grandi recensioni in tutto il mondo quello che stai facendo dopo verrà sempre confrontato con quello che hai fatto, “per favore non cambiare niente” e “fai esattamente le stesse cose e anzi meglio”…
E’ difficile naturalmente appagare i desideri di chiunque così, alla fine, conta solo ciò che io mi apettavo, e io sono assolutamente soddisfatto.
Se tutti gli artisti e le band del mondo avesse sempre fatto cioè che le riviste ed i recensori si aspettavano non sarebbe mai arrivato niente di nuovo e sicuramente avremmo perso molte pietre miliari e album straordinari, e questo a prescindere da ogni tipo di musica presa in considerazione.

In “My Everything Is You” e “Crying” si sente un coro gospel, com’è stato confrontarsi con una realtà musicale così estranea a quella europea?
Al di là delle mie influenze inglesi ed americane sono sempre stato un ammiratore della musica soul e del gospel così in queste due tracce – specialemente in “Crying” – è stato quasi un obbligo per me aggiungere questo tipo di coro. “Crying” è stata originariamente registrata in versione acustica per un disco di cori negli anni 90 ma non avevo mai avuto la possibilità di registrarla e arrangiarla come avevo in mente che fosse mentre la scrivevo. Secondo me è uno dei momenti migliori e delle migliori tracce di “Home”, molto emozionale ed intensa. Ma quello che conta per me è che anche se varia leggermente dalle altre ed ha più cuore ed anima è pur sempre una canzone rock à la Hartmann, – ed è esattamente quello ci cui stavamo parlando due minuti fa.

Avevo letto che il precedente disco era da te considerato la tua migliore prova vocale mentre ci sono brani in questo nuovo, come la già citata “My Everything Is You”, che sono forse ancora più empatici, almeno per me. Pensi di essere migliorato ulteriormente o una volta raggiunto un certo livello, a parità di brano, è solo una questione soggetiva, che varia da ascoltatore ad ascoltatore?
“My Everything Is You” è un “lento da radio” scritto da un mio amico per la nascita del suo primo figlio e dedicata anche alla moglie – e anche nella versione demo era intensa e toccante. E’ un grande songwriter e mi conosce benissimo, così mi ha offerto il brano dopo che io ascoltandolo per la prima volta ne ero rimasto davvero innamorato. Non è stato semplice convincerlo a liberarsene, visto che era in contatto con molti gruppi famosi d’oltreoceano ma alla fine ce l’ho fatta.
Riguardo alle mie interpretazioni posso solo dire che cerco sempre di trasferire come meglio posso le mie sensazioni e creare un quadro di ciò di cui sto cantando. Penso che si migliori sempre, qualsaisi piccola cosa tu faccia o canzone scriva o canti. Certamente l’effetto dal punto di vista emozionale, come hai appena detto, varia da ascoltatore ad ascoltatore ed è estremamente soggettivo e in questo modo ognuno rimane impressionato in maniera differente e di conseguenza ha le sue canzoni preferite.

A volte si pensa a voi musicisti come qualcosa a scomparti stagni. Voglio dire, fa notizia uno che dal thrash passa al power, uno che dal death passa allo stoner, te che dal power passi al rock melodico…
“Scomparti stagni” è una buona descrizione di ciò che la gente si aspetta dai musicisti e nuovamente è ciò di cui si stava parlando prima.
Ho avuto i primi riconoscimenti internazionali con At Vance, Avantasia e Genius e sicuramente questi sono ancora una parte della mia vita – solo una parte però. Forse qualcuno preferirebbe vedermi dedicare solo a quel tipo di musica ma per me quello scomparto è un po’ troppo stagno. E comunque sono pur sempre legato a quel mondo essendo coinvolto nell’ultimo Hammerfall, nel terzo capitolo di Genius e altro ancora, e mi piace. Sono cresciuto ascoltando molta musica e sono stato influenzato da così tanti artisti differenti, dalla musica classica al soul dal pop al metal, da imparare ad apprezzare ogni tipo di musica. Dal mio punto di vista ogni musicista ha poco da perdere e molto da guadagnare nell’essere aperto ad ogni tipo di influenza, per me c’è solo buona musica e cattiva musica, non importa lo stile. La musica di Hartmann è esattamente questo, un mix di tutte le mie influenze, specialmente se guardi l’ultimo lavoro, dove ci sono canzoni dirette come “Coming Home To You”, dure come “Somewhere Someday” e “Higher Than Me”, ballads soul come “Crying” e brani acustici da cantautore come “Lay All Your Love On Me”. Credo che tutte loro siano canzoni di Hartmann e che Hartmann sia esattamente ciò che loro sono.

….quanto vi condiziona dal punto di vista lavorativo una cosa del genere? E’ una sfida o un rischio e quindi un problema per chi produce il disco?
Forse è un rischio e un problema in termini di ciò che la gente si aspetta e di vendite – che comunque sono sempre imprevedibili – ma per prima cosa per ogni musicista è sicuramente una sfida essere al 100% se stesso. Devi sempre stare attento a non farti influenzare troppo da differenti opinioni e da interessi che potrebbero spingerti ora qui ora lì. Oltre a questo devi avere cura nello scegliere le persone giuste per il tuo lavoro, cosa che è dannatamente importante e difficile. Penso che dovresti essere sempre soddisfatto di quello che stai facendo senza scendere troppo a compromessi: è allora che sei nel giusto anche se alla fine le cose non vanno come ti aspettavi.

La produzione del tuo disco è nuovamente qualcosa di sensazionale. Visto che hai coprodotto i dischi, quanto è stato difficile raggiungere il suono che volevi ottenere?
Quando scrivo un brano ho in mente un’immagine ben precisa e cerco di trasportarla nell’arrangiamento. Quindi anche a livello di suoni alcune canzoni possono essere completamente diverse l’una dall’altra, dal momento che voglio creare una certa atmosfera per ogni brano ma associata sempre a delle belle melodie orecchiabili.
E’ inevitabile che in questo processo tu possa non riuscire a mantenere le giuste distanze, specialmente se sei tu stesso a produrti. In questo senso è stata una fortuna avere nuovamente colleghi come Sascha Paeth e Miro agli Heavens Gate Studios, perché mi hanno aiutato a vedere le cose in maniera oggettiva, ancora di più in questo nuovo album.

Hai girato un po’ con i Toto, anche qui da noi, cosa lascia un’esperienza con dei colossi internazionali del genere?
Sicuramente è stata una grande cosa supportare per qualche data i TOTO visto che sono certamente uno dei più importanti gruppi di AOR e rock melodico, con una bella sfilza di hit mondiali che mi hanno influenzato, tra l’altro. Ci siamo trovati davvero bene, tutti i componenti dei TOTO sono brave persone e grandissimi musicisti così è stato davvero piacevole supportarli e assistere ai loro show.

Tra i tuoi gruppi preferiti ci sono Whitesnake, Deep Purple, Rainbow, Free, Kansas, Journey, senza dimenticare i Pink Floyd (e gli Echoes lo dimostrano)….come non condividere? Ma del presente chi stimi particolarmente e vorresti consigliare o ti piacerebbe incontrare anche professionalmente?
Ci sono molti grossi talenti e nuove band che mi piacciono e, nuovamente, di vario tipo. Mi piace l’ultimo degli Audioslave, il nuovo lavoro dei Thunder, James Morrison – che per me è il figlio bianco di Stevie Wonder – David Gray è un grandissimo cantante e songwriter, i Coldplay, Nora Jones e tanti tanti altri. A livello di collaborazioni sono veramente aperto a qualsiasi cosa e per scrivere una lista con tutte le mie preferenze ci vorrebbe davvero troppo tempo.

Hai qualche progetto per il tuo immediato futuro? non so, un live, un DVD…
Durante il tour con i Toto abbiamo registrato alcuni shows ma penso che sia davvero troppo presto per pensare ad un live o a un DVD.
Prima di tutto dobbiamo concentrarci sulla promozione del nuovo album e quindi faremo alcuni show qui in Germania a partire da febbraio come supporto agli House Of Lords. Oltre a questo, poiché spero di potermi esibire più dello scorso anno, stiamo discutendo per un tour più importante, sempre come supporto, che ci impegni a fine primavera e inizio estate. E’ ancora troppo presto per dire qualcosa, probabilmente ne saprò di più nei prossimi due mesi.

Grazie per averci dedicato parte del tuo tempo…
Devo ringraziarti per le tue interessanti domande e opinioni e voglio salutare tutti i vostri lettori in Italia. Spero veramente di tornare presto da voi.

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