Cinque anime femminile unite per la Dea Musica. Octavia Sperati, il gruppo formato nel 2000 da cinque ragazze norvegesi, oggi porta avanti un suono volutamente con attributi femminili: dolcezza, rilassatezza, irruenza improvvisa e facile poesia in un amalgama molto carino di doom, rock and roll, gothic e un certo sapore dark che sovrasta tutto. Winter Enclosure è un lavoro che nasce nella stagione invernale, ma di essa non carpisce solo l’atmosfera grigia e malinconica, ma soprattutto le sensazioni intense, di un periodo di evidente passaggio e per questo anche fruttifero, non solo analizzato nei suoi caratteri mortiferi. La melodia è sempre regina e le note vivono della delicatezza e morbidezza di cieli patinati del nord. La voce soave di Silje ricorda a tratti vocalizzi struggenti degli Evanescence, la struttura musicale potrebbe essere comparata a tanti esempi di metal accompagnato da sinfonie tenere e oscure, nello stesso tempo rilassate e tristi, dai Nightwish, ai doomster The Third And The Mortal, ma qualsiasi esempio sarebbe in fondo poco calzante vista l’eterogeneità di questa soluzione, sicura solo di padroneggiare emozioni violente e spesso malinconiche. Niente di nuovo quindi sulla strada delle Octavia Sperati, ma pur sempre una musica piacevole, nostalgica, da vivere con empatia più che con studiata razionalità, visto il carattere da cui essa sempre nascere. Da tappe drammatiche e di furia femminea come “Hymn” o “Future Is” si passa con rapidità a dimensioni più calme ed equilibrate, senza mai avvertire stacchi improvvisi o balzi troppo arditi.
Un canto di cinque sirene amanti della tenebra, sensibili di fronte alla magia del tremolio di una candela, rapite dall’angolo deserto di una stanza antica, ricettive sull’orlo di un lago splendente nell’ora nitida, ma incerta dell’alba.
Un lavoro molto riuscito per quanto riguarda la perfetta unione interna di brani che pur variando sanno legarsi in maniera molto stretta ed efficace. Un sicuro scrigno di atmosfere dolci e nere. Consigliato agli appassionati di certo gothic più leggero, non lirico ed operistico, ammantato qua e là dalla pesantezza e forza della distorsione heavy.
Chissà che la voce di queste sirene del nord non riesca ad incantare e rapire perdutamente qualche sprovveduto e solitario marinaio che si imbatta nella loro bellezza.

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