Ed eccomi qui pronto a darvi conto, amici del Metal, di uno dei ritorni discografici più attesi, quello dei newyorchesi Nuclear Assault., assenti dalle scene musicali dal lontano 1992. La band, nata nel 1985 per opera del bassista Danny Lilker (ex membro degli Anthrax), del cantante John Connelly, del chitarrista Anthony Bramante e dal batterista Glenn Evans (ex membro dei T.T Quick Powerhouse).
Sin dal suo esordio Game Over (1986) il gruppo si fece subito notare grazie ai suoi riff assassini ed alle liriche fin troppo esplicite, e divenne la vera alternativa allo strapotere della cosiddetta “Bay Area” (Anthrax, Testament, Slayer, Megadeth). La carriera della band è costellata da continui successi di pubblico e critica: si potrebbe affermare che i Nuclear Assault erano i Re Mida dell’Hardcore, giacché ogni loro album era sempre accolto in maniera entusiastica. Basti pensare alle clamorose vendite dell’Ep The Plague (1987) che conteneva “Butt Fuck”, un’ode dedicata al cantante dei Mötley Crue Vince Neil, del secondo album Handle With Care (1989). La consacrazione finale avvenne con la pubblicazione, nel 1990, dell’album Live At Hammersmith Odeon, in cui veniva espressa tutta la ferocia e l’energia che il gruppo sapeva esprimere. Ma come in tutte le storie, c’è sempre il momento in cui le cose cominciano a non andare per il verso giusto, ed anche i quattro eroi della “Big Apple” non sono stati risparmiati dal “Fato”: dopo aver pubblicato, nel 1992, Out Of Order la band perse il suo membro fondatore, Dan Lilker, che decise di fondare i Brutal Truth. Il gruppo riuscì a pubblicare un altro album Something Wicked ma ormai il loro destino era segnato.
Nel 2002 Danny Lilker decise di riunire la band per testare, in alcuni show, se la voglia di suonare era ancora presente: i risultati furono molto positivi e sfociarono nella pubblicazione di Alive Again, che segnò il loro ritorno. Sin dal primo ascolto dell’album, i vecchi fans potrebbero pensare che il cd che hanno tra le mani non sia dei Nuclear Assault, dato che non è facile ritrovare i riff ultra violenti e veloci che hanno caratterizzato gli esordi discografici del combo newyorchese. Bisogna rendersi conto che i tempi cambiano e che una band non può sempre fare le stesse cose che ha fatto in passato: un album prodotto oggi non potrebbe mai avere lo stesso sound di uno prodotto negli anni ’80. Bisogna dare merito al gruppo di aver fatto un ottimo lavoro: si parte subito alla grande con “Third World Genocide”, “Price Of Freedom”, “Human Wreckage”, “Living Hell”, “Defiled Innocence” e “Glenn’s Song”, pezzi caratterizzati dai riff molto rocciosi, veloci e feroci creati dalle due asce del gruppo, Burke e Connelly e dalle ritmiche potenti e maestose create da quella macchina infernale che risponde al nome di Glenn Evans. I vecchi fan della band rimarranno molto soddisfatti ascoltando “Whine And Cheese”, “Exoskeletal”, “Discharged Reason”, “Fractured Minds”, “The Hockey Song”, “Eroded Liberty”, brani che ricordano molto i Destruction degli esordi e che riportano alla luce i vecchi fasti della band, grazie ai loro riff molto grezzi e veloci ed al cantato brutto, sporco e cattivo di Connelly. Unico pezzo che si discosta completamente dallo stile del gruppo “Long Haired Asshole”, un ottimo brano in pieno stile Country che dà quel tocco di pazzia e di sregolatezza che ha da sempre caratterizzato gli album del combo newyorchese.
Devo ammettere che questo album è un ritorno alla grande per un gruppo che ci ha, sin dagli esordi, sempre regalato degli ottimi prodotti. Chiaramente, se paragonato a capolavori del calibro di Game Over o Handle With Care, quest’album risulta leggermente inferiore, ma, come ho detto prima, non bisogna sempre rimanere legati al passato ma guardare avanti. Per concludere, posso consigliare praticamente a tutti un album del genere, sicuramente non vi deluderà.

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