Quarto appuntamento discografico per il gruppo dei Nostradameus. Il precedenete album “The Third Prophecy” non l’avevo trovato particolarmente interessante ed ero un pò prevenuto per questo nuovo “Hellbound”. Ma a dissipare ogni mio possibile dubbio sul nuovo lavoro della band svedese ci hanno pensato dodici tracce che, seppur confermando la poca originalità della musica, riescono a farsi ascoltare con piacere coinvolgendo nella maniera appropriata l’ascoltare, smuovere la testa e il piede a tempo.

La produzione è decisamente buona e ottimale per supportare l’aggressività dei brani, e ho trovato molto buoni i suoni. Freddy Persson evita di tirare la sua voce oltre le sue possibilità, preferendo una voce più grintosa e mantenuta su toni medi; la sezione ritmica è quanto mai precisa ed efficace e viene messa opportunamente in risalto. I Nostradameus sono un pochino avari di soli di chitarra, ma quelli presenti sono precisi e veloci.
La musica propostaci cerca di discostarsi dai vecchi album risultando più riflettuta e matura e, se da un lato l’influenza dei Gamma Ray e dei grossi nomi del power è meno sentita, ma pur sempre ben presente, dall’altro le date di supporto ai Masterplan di Grapow e Kusch e Lande hanno influito non poco sulla scrittura di questo album.
Questo è evidente in particolare in “Hellbound”, in cui Persson fa il verso a Lande in manierà più accentuata, senza raggiungere però la stessa qualità interpretativo/emotiva.
Sicuramente i Nostradameus hanno mantenuto una base più dinamica e veloce rispetto ai Masterplan, non risultando fortunatamente una scopiazzatura spudorata del gruppo tedesco.

Brani validi da segnalare sono la già citata “Hellbound”, “One Step Away” in cui fanno un pò il verso agli Edguy, la cadenzata “Fight” e “Cuts Like Blades” che pesca vagamente dall’album “Accident Of Birth” di Bruce Dickinson.
Ma sono tutte più o meno piacevoli con momenti di interesse di picco come in “Seven” in cui viene premiata la melodia a discapito della velocità, ma non dell’aggressività.

Il quarto album del quintetto svedese ci presenta una band in forma che, pescando un pò di quà e un pò di là, riesce a confezionare nel complesso un album piacevole e interessante, anche se non lascerà il segno e non farà emergere la band di Freddy e soci nel grande marasma di gruppi power.

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