Dopo la breve ma convincente prestazione in apertura al concerto degli Anthrax, siamo andati a fare una lunga e piacevole chiacchierata con i nostrani Node: in uno stanzino minuscolo chiamato “camerino”, i simpatici e disponibili Daniel Botti (chitarra e voce) e Marco Di Salvia (batteria) hanno risposto alle nostre domande…

Allora Daniel, prima di tutto complimenti per la prestazione di stasera! Siete soddisfatti di come è andata, a livello di suoni, di pubblico e di tutto il resto?
Daniel: Beh, sì, diciamo che stasera la situazione è stata decisamente “superiore alla media”: suonando di spalla a degli headliner come gli Anthrax va da sè che la situazione sia diversa dai soliti club e piccoli locali dove si suona in genere… poi voglio dire, suonare di supporto agli Anthrax penso sia il sogno di tutti musicisti metal… è un pezzo di storia!!
Fra l’altro il pubblico, rispetto alle mie aspettative, era anche più numeroso: per gli stessi Anthrax io mi aspettavo meno gente, in fondo non sono più all’apice del successo come nei primi anni 90… poi con il cambio generazionale, c’è tanta gente che “ascolta metal” ma poi magari non sa nemmeno chi sono gli Anthrax, piuttosto che gli Exodus o gli Overkill… e invece no, sono rimasto colpito dalla quantità di gente presente!
Per quanto riguarda invece la nostra prestazione, beh, quando apri un concerto, quando sei il primo che sale sul palco, i problemi ci sono: i suoni non sono perfetti, perchè un conto è fare il soundcheck e un conto è iniziare il concerto con il locale pieno… inoltre bisogna considerare che in queste occasioni tutto gira intorno al gruppo headliner, ed è anche giusto che sia così, quindi i gruppi di supporto devono sempre vedersela con un numero di problemini vari… ma comunque in generale siamo soddisfatti, oltretutto questo è il quarto concerto con lui (indica Marco, ndr), il nuovo batterista, e c’è già una buona amalgama nella band… quindi sì, siamo soddisfatti!

Le performance live quindi per voi sono piuttosto importanti, mi è parso di capire…
Daniel: Sì, anzi, credo che nel genere che suoniamo noi sia più importante il live che il disco.
Voglio dire, sul disco c’è il pezzo così com’è, ma se il pezzo rende bene dal vivo lo si scopre solo suonandolo.
Ci sono pezzi che io pensavo sarebbero venuti alla grande dal vivo, ed invece mi sono reso conto che rendono meno di altri che non pensavo fossero adatti. Decisamente quindi direi che le performance dal vivo sono molto importanti, per crescere e mettersi costantemente alla prova…
Marco: …e adesso comunque, a meno che capiti qualche altra grossa occasione come questa, non ne faremo più per un po’ dato che stiamo preparando il nuovo disco, ad Agosto rientreremo in studio!

Rimamendo in tema… come vedi la situazione in Italia per i concerti, a livello di promoter, locali eccetera?
Daniel: Guarda, sarò lapidario: ci sono delle singole realtà, dei singoli club che lavorano bene, ma in Italia un organizzatore “vero” per il metal non esiste.
La stessa Live si occupa dei gruppi “grossi”, ma quando si tratta di gruppi giovani italiani da far girare per il paese, li si lascia spesso a loro stessi.
Personalmente i concerti ce li siamo sempre trovati singolarmente, locale per locale. E anche lì, ci sono dei locali dove si lavora in un certo modo e dove ci siamo trovati bene, ad esempio il Cantiere di Milano Adriatica o il Plan 9 di Padova… ed altri dove la situazione è difficile, devi arrangiarti a fare tutto da solo e non c’è grande collaborazione.
Marco: Noi comunque ci mettiamo sempre nei panni del pubblico, che viene a sentirci e vuole assistere ad un bello show, quindi come Node cerchiamo sempre di dare il massimo nonostante tutti i problemi e tutta la merda che si trova!!

Hai accennato al nuovo disco… L’ultimo album lo avete registrato in Svezia, e ho sentito che registrerete lì anche il prossimo “Das Kapital”: questo significa che vi siete trovati bene, non è vero?
Daniel: Certamente…

…che differenze avete trovato nel modo di lavorare fra gli studi svedesi e quelli italiani?
Daniel: Mah, guarda, in Italia gli studi belli in sè ci sono anche, quello che manca è gente con l’orecchio, con l’esperienza giusta per il metal. In Italia si producono bellissimi dischi pop, bellissimi dischi dance, ma non si producono bellissimi dischi metal.
Proprio perchè manca quella mentalità, quella ricetta giusta… ci sono produttori bravissimi e studi grandiosi, eppure spesso non si riescono ad ottenere risultati soddisfacenti, in grado di competere con le produzioni estere.
Per dire, l’ultimo disco l’abbiamo registrato con un mixer a 24 canali, con delle bobine del 1983, con una testata sola… eppure il risultato è stato eccezionale. Non bisogna pensare che siano le macchine estere che fanno miracoli, la differenza la fanno le persone, la mentalità.
Pelle, il nostro produttore, ha più di 40 anni e conosce benissimo il metal, e si possono fare un certo tipo di discorsi. Prova in Italia ad andare da un produttore quarantenne a parlargli di metal…

Cosa ne pensate dell’evoluzione dei grandi gruppi Swedish Metal come Dark Tranquillity, In Flames, Soilwork…
Daniel: Secondo me, gli In Flames hanno fatto un grandissimo disco, con “Reroute to Remain” sono stati coraggiosi perchè sapevano che molti sarebbero stati delusi o si sarebbero lamentati, eppure secondo me ci sono delle bellissime cose su quel disco.
Per i Soilwork… il nuovo non l’ho sentito, ma “Natural Born Chaos”, anche se alla lunga un po’ stufa, ha comunque portato qualcosa di nuovo e di fresco. Anche il nuovo Hypocrisy è molto bello…
Mentre invece mi hanno deluso i The Haunted, che si sono secondo me “riciclati” un po’ troppo, hanno avuto paura di rischiare.
Io sono per l’innovazione, per la sperimentazione!

Cosa mi dite del nuovo materiale? Già composto, già pronto?
Marco: Abbiamo già pronti 5 pezzi, e anche se sembra un luogo comune dirlo, sono tutti uno diverso dall’altro. Abbiamo cercato di dare il massimo in varietà e di portare all’estremo tutte le nostre influenze.
Il bello del nuovo disco sarà che non ci saranno mezze misure…
Daniel: Stilisticamente parlando io invece ti posso dire che certe cose strizzeranno un po’ l’occhio al thrash più sanguigno e a certo death’n’roll tipo ultimo disco dei Carcass… ma al contempo penso anche che questo disco sarà probabilmente ancora più estremo di “Sweatshops”.
Marco: Per quanto riguarda i testi, le liriche le ha scritte Daniel e il disco sarà un concept album sul secolo novecento, visto in chiave politico-storica, la corruzione, il business di questo secolo così controverso e via dicendo… Diciamo che il tutto prende vita da una nostra canzone, “Jerry Mander”, che affronta proprio queste tematiche.
Nel nuovo disco, che si chiamerà “Das Kapital”, cercheremo appunto di approfondire questi argomenti!

Parlando di testi: mi ha molto incuriosito il testo di una canzone presente su “Sweatshops”, ovvero “Sachristan’s Scorn Towards Water”…
Daniel: L’idea per quel testo è nata da un libro dello scrittore inglese Charles Sprawson, il cui titolo italiano è “L’ombra del massaggiatore nero”… questo libro parla dell’acqua, o meglio, del rapporto che l’uomo ha avuto, nella storia, con l’acqua.
Il testo della canzone prende un pezzo di questa storia, il periodo di passaggio fra la fine dell’età Romana e l’inizio del Medioevo, ed ironizza sui pregiudizi e sulle posizioni che la Chiesa prendeva nei confronti dell’acqua (riguardo alla nudità, al peccato, al fatto che fare il bagno nudi fosse un tabù…).

Facciamo un salto indietro nel tempo… Nel ’95 avete aperto il concerto nientemeno che per i Death!
Daniel: Si… a dire la verità io al tempo nemmeno sapevo chi fossero i Node ed ero lì a vedere il concerto dei Death! (ride) La band era ancora nella formazione vecchia con Steve Minelli… ad ogni modo poi abbiamo aperto anche per diversi altri grandi gruppi come ad esempio Exodus ed Anathema… poi abbiamo fatto il Gods of Metal… ecco, quello che ci manca ora è il tour Europeo!
Devi sapere che quando c’è da andare in tour come supporto ad un gruppo “grosso”, l’agenzia contatta i gruppi di supporto ed essi stessi devono finanziare il tour.
Quindi capisci che è tutta una questione di soldi: se l’etichetta del gruppo di supporto pensa che valga la pena di investire del denaro sulla band, il tour si fa, altrimenti no.
L’alternativa sarebbe fare un tour come headliner, ma oggettivamente solo i grandi nomi possono attirare abbastanza gente da giustificare un tour del genere… quindi per noi l’ideale sarebbe trovare un’occasione come supporto di qualche gruppo tipo Hypocrisy, In Flames, o via dicendo.

Ed ora un’ultima domanda che è un po’ una mia “fissazione”… Quale può essere la vostra line-up preferita di tutti i tempi? Sparate pure! (rido)
Daniel: Ok, spariamo! Dunque, alla chitarra Marty Friedman, al basso… Klaus! anzi…
Marco: Tom Araya! (risate)
Daniel: No dai… diciamo, Jason Newsted al basso, Phil Anselmo alla voce, ed alla batteria… Harry Ranta! (risate) Davvero… anzi no, dai, Peter Wildoer dei Darkane!
Marco: Io ci vedo bene… James Hetfield alla voce… Kirk Hammett alla chitarra… Jason Newsted al basso… (tutti ridono)… e dai, Nick Menza alla batteria, al posto di Lars! Insomma, Metallica e Megadeth!

Ok, ora concludiamo pure ed andiamo tutti a vederci il concerto…
Daniel: D’accordo: vorrei prima di tutto ringraziare te per aver rinunciato a 10 minuti di Anthrax per intervistare i Node, ringraziare Heavy-Metal.it per la disponibilità e infine salutare tutti i lettori dicendogli… “stay rock’n’roll!!”

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