L’ennesimo binomio ben assestato, registrato e riuscito tra Copro Records ed Italia. L’etichetta britannica, sempre più riferimento nell’ambito che qualcuno ama ancora chiamare “alternativo”, rinnova il proprio apprezzamento per le band tricolori guadagnandosi i servizi dei Ninefold.

La formazione, che aveva già impressionato positivamente con l’esordio ‘Motel’, non tradisce le attese sfornando un disco delicato, caldo in cui è la ricercatezza a farla da padrona su impulsività e soluzioni facili. Distanziandosi da quelle che erano state le sonorità orientate all’hardcore del debutto, infatti, i cinque forgiano un sound rinfrescato e rinnovato. Il crossover che aveva scandito i primi passi della band si alleggerisce a favore di una miscela vicina più ad un certo rock acido che al noisecore, grondante atmosfera e psichedelìa, in cui l’unica “regolarità” è offerta l’imprevedibilità strutturale degli ottimi brani. Le undici composizioni viaggiano su binari lenti, sfibranti su cui lo spettatore viene, con la persuasiva leggerezza degli strumenti, conquistato, trasportato e corroso. Per una miscela come quella in questione, un singer come Antonio Crispino risulta un finalizzatore perfetto grazie al suo stile acuto ma sottile, sofferente ma espressivo e sempre in linea con una proposta che guarda all’estraneazione dell’ascoltatore. Un disco complesso e riflessivo, non per tutti. Un episodio nel quale è lecito aspettarsi la convivenza dell’incedere sofferto dei Deftones, la malinconia dei Radiohead e l’anarchia degli At Drive In più riflessivi, così come le influenze latino-americane di tracks come “Opium Cocktail” o “Eldorado”.

Un’anarchia compositiva in cui, pur mancando un po’ di equilibrio che reca immediatezza, le note positive fanno la parte del leone che restituisce una band in forma e preziosa, data la sua singolarità, per il panorama musicale nostrano. Non per tutti.

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