Dopo la fuoriuscita di Tarja dai Nightwish molte persone avevano dato per morto il combo finlandese. Invece, contro ogni malignità, la band di Tuomas Holopainen risorge dalle proprie ceneri e senza troppi problemi sostituisce la sua dimissionaria prima donna e torna con un nuovo album, a mio avviso il migliore della loro carriera. “Dark Passion Play” è un disco maestoso e ambizioso dove le classiche sonorità dei Nightwish si fondono ancora una volta, e sempre di più, con orchestrazioni in stile colonna sonora cinematografica e quella vena dark e gothic, che da sempre si trova alla base di ogni brano dei nostri, esplode ancora di più travolgendo l’ascoltatore come un fiume in piena.

Come da previsione l’attenzione è puntata su Anette Olzon e la domanda è proprio se la nuova cantante dei Nightwish sarà in grado di sostituire Tarja. Ebbene la risposta è si. Anette ci regala una prova al microfono davvero buona e ispirata. Ovviamente il suo modo di cantare è totalmente differente da quello di Tarja e ora i Nightwish potrebbero perdere quello che per loro era un marchio di fabbrica andando ad amalgamarsi con altre band come After Forever, Epica e Within Tempation. Un rischio dunque, ma quella volpe di Tuomas sa come giocare le proprie carte e dopo aver creato una sorta di circo mediatico attorno alla figura di Anette ecco arrivare “Dark Passion Play” a spazzare via ogni singolo dubbio sul futuro della band e su quello che sarà il nuovo corso musicale dei nostri.

Le composizioni presenti sull’album ricalcano quanto di buono era già stato fatto con “Once”: le iniziali “The poet and the pendulum” e “Bye bye beautiful” (con un Marco Hietala grandioso alla voce) possono ricollegarsi alle “vecchie” “Ghost love score” e “Wish I had an angel”, “Amaranth” è invece il classico singolo dei Nightwish, non velocissimo ma nemmeno troppo lento, trova un ritornello assolutamente orecchiabile che ci impiega davvero poco a fare centro complice anche una fantastica Anette Olzon capace di regalare non poche emozioni. Più tipicamente pop è la successiva “Cadence of the last breath” mentre più oscura e gotica è “Master passion greed” brano che vede ancora una volta Marco Hietala trascinare la band con la sua voce. Romantiche e sognanti sono invece “Eva” e la conclusiva “Meadows of heaven” mentre l’orientale “Sahara” non riesce a emozionarmi più di tanto nonostante presenti un ritornello parecchio accattivante e dinamico; la varietà di stili differenti che vanno a comporre il corpus musicale dei Nightwish fa capolino con “The islander” e “Last of the wilds”: la prima è una ballad acustica dal sapore celtico cantata da Marco mentre la seconda è un frizzante danza dove i violini fanno la parte dei leoni per un brano attraente e affascinante. Come se non bastasse troviamo ancora un ottimo pezzo come “7 days to the wolves” veloce e accattivante quanto basta che fa da preludio alla rilassante e splendida ballad finale.

“Dark Passion Play” è senza dubbio il miglior album mai composto finora dai Nightwish. Un susseguirsi continuo di emozioni e sentimenti che sgorgano impetuosi fino a travolgere come un fiume in piena l’ascoltatore. Ora l’attenzione è tutta rivolta verso Anette che dovrà dimostrare di essere una’ottima cantante oltre che in studio anche dal vivo. Non mi resta dunque che consigliarvi l’acquisto di “Dark Passion play” non ne rimarrete delusi.

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