Per la gioia di tutti gli appassionati di fantasy, nascono dal connubio artistico tra la cantante Iris Mavraki e la band Dreamtone i Neverland, messi sotto contratto dalla AFM dopo l’ascolto di un misero promo-cd di soli due pezzi in versione raw. Evidentemente, la label tedesca punta davvero molto su questo progetto a due voci (l’altro cantante è Oganalp Canatan), visto il budget messo a disposizione per la produzione di questo ‘Reversing Time’. Mixing ad opera degli svedesi Division One Studios (Evergrey, Hammerfall, In Flames), mastering curato dal guru Leon Zervos (Avril Lavigne, Santana, Skid Row, Aerosmith, Duran Duran), l’intera orchestra filarmonica di Instabul ingaggiata per le registrazioni e ospiti di grande prestigio come Hansi Kursch (Blind Guardian) e Tom Englund (Evergrey). Un bigliettino da visita impressionante, avvalorato oltremodo dalla stupenda cover artwork di presentazione e dalla riuscita lungimirante di alcuni accorgimenti commerciali. Sul versante prettamente musicale, i Neverland si inseriscono nel filone del così detto symphonic power di estrazione prog, sebbene il ricorso a strumentazione folk e atmosfere orientali sia piuttosto massiccio e gradevole. Spaziano, inoltre, su vari registri musicali alternando brani veloci ad altrettanti episodi pregni di pathos, in cui tastiere, archi e pianoforte rendono davvero bello il tappeto sonoro su cui si muove la band. ‘Reversing Time’ si compone di canzoni elaborate e fantasiose, in cui gli arrangiamenti dell’orchestra e l’intelligenza artistica dei musicisti turchi fanno davvero la differenza rispetto al resto delle compagini di settore. Non siamo dinanzi a qualcosa di rivoluzionario o trascendentale, questo è un CD con mille pregi ma anche con qualche piccolissima lacuna compositiva che già dal prossimo lavoro in studio dovrà essere colmata viste le potenzialità della compagine. L’uso che i Neverland fanno della melodia è sempre molto interessante e ben riuscito, soprattutto in brani ricchi di pathos come la bellissima ‘To Lose The Sun’ (non a caso interpretata da Kursch) e la malinconica ‘Everlasting Tranquillity’. Non sono episodi fortunosi e ‘Mountain Of Joy’ (a metà strada da Elvenking e Freedom Call) ci ricorda che il valore intrinseco dell’album è effettivamente reale.

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