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Nuovo album per i meravigliosi e sempre più maturi Neurosis. Sono ormai lontani I “tempi giovani” di quell’hardcore punk che li aveva caratterizzati, ma si sa gli anni passano, le persone ed il personale, in questo caso, cambia ed anche la maturità musicale cambia ed aumenta. Camaleontici e sperimentali come non mai, troviamo questo nuovo lavoro carico di una buona dose depressiva, eccellentemente doom, spalleggiato e miscelato altresì da un hard and heavy sabbathiano, creando con gli effetti , un’ uscita dell’anima rispetto al corpo, catapultandoci in un mondo parallelo, come se ci trovassimo all’interno di lungometraggio apocalittico e tremante. Un album viscerale, penetrante e “mortuario”, esattamente come le caratteristiche che la band voleva trasmettere.

Discese ed ascese vocali stonate su tonalità strumentali miscelate tra chitarre, bassi e batterie che fanno immaginare questo album come una colata di sangue su un vetro o su un muro, su dei volti e sull’esistenza stessa . Fanno evocare qualcosa di davvero inquietante. Strumenti sapientemente selezionati che interagiscono fra loro per dare una linea paurosa sin dall’apertura dell’album con il primo pezzo e la stessa apertura direi che può benissimo sintetizzare le sensazioni espresse per quanto riguarda l’intero album.
Si passa alla seconda track, con un intro davvero spettacolare. La voce rauca, spirante che in tono supplicante accompagna questa marcia funebre è tremendamente emozionante e ansiogena, nonostante il ritmo lento, che sembra conduca ad un ipotetico patibolo di morte, come se fosse il momento del giudizio che cresce a colpi di percussione violenti . Fantastica la parte dove sembra comparire magicamente l’effetto di una cornamusa su quella “cima monumentale” da cui stanno esibendosi i Neurosis.
Terza track: si parte con un filo di basso che taglia la nebbia che caratterizza questo album. Dico nebbia perché l’evocazione strumentale fa rimandare a paesaggi freddi del nord, con fumi e nebbie che pervadono un paesaggio ghiacciato, morto e spoglio, senza speranza e vita. Heart for Deliverance ha rimandi a sonorità floydiane nei riff per poi ricadere nell’abisso funereo del doom più maestoso.
La quarta track comincia in maniera macabramente ipnotica grazie alla voce narrante di Kelly che fa da accompagnatore: qui a parere mio da il meglio di sé in quanto a performance vocale ma soprattutto performance interpretativa. Ecco Kelly è realmente un attore duttile e meraviglioso per quanto concerne questo genere.
Quinta track: sembra di trovarci immersi in atmosfere floydiane, swansiane ed apocalittiche. La magica stonatura di Kelly è potenziata da un carisma unico, perché questo album ha carisma da vendere.
La sesta track apre un sipario su uno scenario più veloce, violento , orrorifico e urlante per ricadere sempre nel doom, ma questa volta più acceso e meno soporifero, grazie anche alla presenza di picchi più acuti, la presenza di Edwardson che arricchisce la voce principale, contrapposto ad un più melodico e morbido e malinconico approccio di Kelly in qualche stacco. Alternanza strumentale e vocale da 10 e lode.
Settimo ed ultimo pezzo . Chiusura di questo scrigno funereo e tortuoso, con una sorprendente linea di apertura priva del graffio potente di Kelly che ha accompagnato tutto l’album per lasciare posto ad uno stile più sofisticato e pulito e per poi ripartire sempre più apocalitticamente seppure con piccole screziature hard su un mare di morte, smarrimento e distruzione. La chiusura di questo lavoro o meglio dire capo- lavoro termina riprendendo sonorità che richiamano un lontano oriente e questa chiusura , oltre che farmelo decretare come pezzo preferito, mi da la sicurezza di mettere questo full-lenght , tra uno dei dischi doom più piacevoli e non monotoni all’ascolto.

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